Edizione n.48 di mercoledì 13 dicembre 2017

Coldiretti

Cinghiali, Coldiretti Lombardia: «Duecento schianti l’anno»

Dopo l'incidente in A7 a Pavia sollecitata «un’operazione straordinaria di contenimento»

Duecento schianti l’anno causati dalla fauna selvatica in Lombardia. È questa la stima della Coldiretti regionale dopo l’ultimo incidente provocato dai cinghiali in provincia di Pavia. Il 16 novembre un branco di cinghiali ha divelto le reti e invaso l’autostrada A7 verso Milano, causando il ferimento di cinque persone e la distruzione di tre auto.
«Questi animali si avvicinano sempre di più alle zone abitate e ormai non si fermano neppure di fronte alle barriere realizzate per evitare il loro ingresso su autostrade e campi» afferma Ettore Prandini, presidente di Coldiretti regionale e vicepresidente di Coldiretti nazionale. Solo sulla Milano-Serravalle dall’inizio dell’anno ci sono stati diciannove incidenti causati da animali selvatici. Secondo un’elaborazione di Coldiretti Lombardia su dati regionali, il conto totale dei danni in Lombardia negli ultimi dodici anni ha ormai superato i 17 milioni di euro, di cui 13 milioni per assalti ai campi e quattro milioni per schianti automobilistici.
DANNI A LIVELLO NAZIONALE...
Per Coldiretti si tratta di numeri prudenziali, perché sempre più spesso gli agricoltori esausti non presentano neppure più le denunce. «È necessario dare il via a un’operazione straordinaria di contenimento su tutto il territorio regionale per ridurre il numero dei cinghiali» spiega Prandini. «La Regione Lombardia sta cercando di dare delle risposte che speriamo si concretizzino nel più breve tempo possibile».
In tutta l’Italia il numero dei cinghiali ha superato il milione di esemplari, mentre i danni provocati dalla fauna selvatica nell’ultimo anno ammontano a circa 100 milioni di euro.
...E PROVINCIALE
A livello provinciale, secondo Coldiretti Lombardia, tra agricoltura e incidenti stradali il totale dei danni dal 2004 a oggi supera il milione e mezzo di euro a Bergamo, sfiora i 3 milioni di euro nel Bresciano, si avvicina a un milione e 200 mila euro a Como, mentre a Cremona raggiunge quasi i 2 milioni di euro, a Lecco è già oltre i 270mila euro, a Lodi è di circa mezzo milione, a Mantova supera i 700mila euro, Milano è poco sotto i 2 milioni, Monza e la Brianza sono a circa 50mila euro, Pavia si avvicina ai 2 milioni e 400mila euro, Sondrio supera i 2milioni e 200 mila euro e Varese si attesta sul milione e mezzo di euro.  

Siccità, laghi varesini sotto zero idrometrico

Allarme della Coldiretti provinciale - Il lago Maggiore pieno solo al 25%

Lago di Varese in discesa costante nelle ultime settimane, Lago Maggiore pieno solo al 25% della sua capacità. I laghi varesini hanno sete. A lanciare l’allarme è la Coldiretti di Varese, i cui tecnici sono stati impegnati tra lunedì 28 e martedì 29 agosto 2017 nel monitoraggio del livello delle acque dei più grandi bacini della provincia.
Il lago di Varese è arrivato a -19 centimetri sotto lo zero idrometrico, mentre il Lago Maggiore è ad un’altezza idrometrica di -1,2 centimetri contro i +53,2 centimetri della media. «L’allarme, ovviamente, è diffuso su tutto il territorio italiano, dove temperature massime sono risultate superiori di 3,9 gradi la media, mentre le precipitazioni sono risultate in calo del 62,3% con una crisi idrica di portata storica a livello nazionale». Questo il commento del presidente di Coldiretti Varese, Fernando Fiori.

CROLLO A LUGLIO E AGOSTO
Tutta colpa della scarsità di precipitazioni. A luglio, come rileva l’associazione degli agricoltori, le piogge nel Varesotto hanno fatto segnare un -45% rispetto alla media climatica, mentre a giugno un -39,4%.
La situazione del mese di agosto non è di certo migliore, visto che la prima e la seconda decade del mese hanno fatto registrare, rispettivamente, il 75,6% e 45,7% di precipitazioni in meno rispetto alla media.
«Le bolle di caldo africano e la rarefazione delle piogge sono state il marchio di fabbrica dell’estate 2017. Un’estate, e più in generale un anno, che ha portato non pochi problemi ai raccolti e alle produzioni dei prodotti locali, come miele, latte, ortaggi, verdure e mais.
«Gli agricoltori - aggiunge Fiori - sono già impegnati a fare la propria parte per promuovere l'uso razionale dell'acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l'innovazione con colture meno idro-esigenti. Ma non deve essere dimenticato che l’acqua è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio e la competitività dell’intero settore alimentare». 

Varesotto, «Fattorie ostaggio dei piccioni»

L’allarme lanciato dalla Coldiretti: «Emergenza anche di carattere sanitario»

In città sporcano piazze e rovinano monumenti con il loro guano acido, ma disseminano danni in lungo e in largo planando anche su campi e stalle. A lanciare l’allarme contro i piccioni è la Coldiretti Varese.
«I piccioni puntano alle mangiatoie degli animali e ai raccolti di cereali, danneggiando le colture di riso, mais, frumento, orzo, soia e girasole» spiega il presidente Fernando Fiori. I danni da piccione, nel nostro territorio, supererebbero il 10% del totale da fauna selvatica, nonostante l’escalation numerica registrata negli ultimi anni delle devastazioni dei cinghiali.
DAL 2004 A OGGI DANNI PER 6 MILIONI
In tutta la Lombardia — secondo Coldiretti — i danni a campi e stalle, provocati dai piccioni, sono arrivati a quota 6 milioni di euro dal 2004 a oggi, e non sembrano diminuire.
«I piccioni tengono in ostaggio la mia fattoria», racconta un imprenditore agricolo di Carnago. «La stalla è lunga una cinquantina di metri e, quando metto giù il mangime per le 110 mucche che ho, arriva l’orda. Nell’ultimo periodo quattro dei nostri capi hanno avuto un aborto perché si erano ammalati, e i principali indiziati sono proprio i colombi».
A fargli eco un allevatore di Lonate Ceppino: «I piccioni ogni giorno arrivano puntuali in corsia quando diamo la miscelata agli animali, e rubano il cibo. Inoltre, assieme ai corvi, volano sui campi di mais e cereali per nutrirsi, dandoci non pochi grattacapi».
«L’emergenza – commenta Fiori - è anche di carattere sanitario, visto che il guano di tali volatili non solo è responsabile di danni da corrosione, ma i luoghi dove trovano riparo popolano di agenti patogeni e parassiti derivanti dai detriti organici. I batteri si espandono nell'aria e giungono nei luoghi pubblici e nelle aziende, contaminando oggetti e persino il cibo».  

Varese, tornano le castagne sotto il Sacro Monte

Il parassita cinipide sconfitto dall’insetto antagonista torimide
castagno Campo dei Fiori

Un altro successo della lotta biologica nel campo dell’agricoltura. A Varese il cinipide, parassita asiatico flagello dei castagneti, è stato debellato dal torimide, un insetto antagonista e, sotto il Sacro Monte, «i castanicoltori sono ritornati a vedere la luce dopo circa un lustro di buio». A rivelarlo è il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori.
Sotto il Sacro Monte gli ettari dedicati alle castagne sono venticinque e il cinipide ha infestato i boschi «con particolare ferocia». «Per colpa del parassita asiatico nei boschi del nord della nostra provincia, ha precisato Fiori, di castagne se ne sono raccolte ben poche. Oggi, invece, il problema sembra in via di risoluzione, grazie anche ai risultati della lotta biologica che abbiamo saputo mettere in atto».

Il torimide è un insetto, anche lui orientale, antagonista del cinipide. Distrugge le uova del cinipide e poi si autoestingue quando non ci sono più gli imenotteri di cui si nutre. «A causa del cinipide, erano sette anni che praticamente raccoglievamo poco o nulla — racconta Giacomo Piccinelli, giovane agricoltore ventitreenne con un castagneto di due ettari a Brinzio — Quest’anno, invece, le castagne nel Brinzio sembrano essere ufficialmente tornate». Dati incoraggianti arrivano anche dall’aumento dell’estensione dei boschi, che, sottolinea Coldiretti, in Lombardia negli ultimi dieci anni sono passati dai 385 ettari del 2006 ai quasi 900 attuali.
La castagna, “il pane dei poveri” d’un tempo, è per la montagna, come ricorda la Coldiretti, quello che la zucca è per la pianura: un frutto della terra che può essere usato in mille modi: dagli gnocchi ai dolci, dalla polenta alle confetture. Il miele di castagno è indicato per le infiammazioni della bocca e della gola. Dal punto di vista nutrizionale, la castagna, oltre a essere una riserva naturale di energia in vista dei freddi invernali, possiede anche sali minerali, ferro, vitamina B, fosforo e acido folico. I prezzi al dettaglio nella grande distribuzione per adesso oscillano, secondo la varietà, fra i 5 e gli 8 euro al chilo. 

Lombardia, via libera all’uso delle cave nei periodi di siccità

In tutto il territorio regionale utilizzabili quasi 3000 siti dismessi

In Lombardia è arrivato in porto il progetto di legge che introduce nuove norme per la mitigazione degli effetti delle crisi idriche sul settore agricolo. Il 28 novembre 2017 il Consiglio regionale ha votato a maggioranza (34 si, 7 no, 20 astenuti) il provvedimento a favore della realizzazione di bacini di accumulo di acque piovane da destinarsi all’uso irriguo. Sarà la Giunta regionale a provvedere all’individuazione degli ambiti territoriali estrattivi, già previsti nei  piani cave provinciali.
CRISI IDRICA
Soddisfatta Coldiretti Lombardia. Per il presidente Ettore Prandini, «la nuova legge regionale sull’uso delle cave dismesse come bacini di accumulo di riserve idriche strategiche è un importante passo in avanti per affrontare i cambiamenti climatici e l’emergenza acqua con la quale dobbiamo fare i conti ormai ogni estate».
Il livello del Po al Ponte della Becca a Pavia è il più basso del decennio con 3,18 metri sotto lo zero idrometrico. Il lago Maggiore, dal quale esce il Ticino, è a -35,6 centimetri contro un livello medio storico di +107,6, segnando il record negativo degli ultimi 70 anni.
MENO DI 3000 SITI ESTRATTIVI
La superficie agricola utilizzata in Lombardia risulta di poco inferiore a 1 milione di ettari e solo circa 600.000 ettari sono irrigati. I siti estrattivi non più in produzione sono poco meno di tremila: la provincia con il maggior numero di cave dismesse è Pavia con 952 siti. Segue Mantova con 598, Milano con 403, Brescia con 269, Bergamo con 158, Sondrio con 141, Cremona con 129, Varese con 108, Lodi con 89, Lecco con 42 e infine Monza e Como con una a testa.
Riconvertendo solo il 10% dei poli estrattivi esauriti – spiega Coldiretti Lombardia – si potrebbe creare una riserva strategica potenziale di almeno 90 milioni di metri cubi di acqua irrigui ogni anno per irrigare i campi. «È una misura pari alla metà di tutto il lago di Como oppure a quasi una volta e mezzo quello di Iseo».
La siccità, come ha sottolineato Fabio Rolfi, consigliere regionale lombardo e primo firmatario della legge appena approvata, non è più un’emergenza ma un elemento strutturale e i dati evidenziano ogni volta una forte disparità fra disponibilità di acqua e fabbisogno idrico. «In Lombardia abbiamo tremila cave dismesse; allora abbiamo pensato di mettere in relazione il problema della carenza idrica con la presenza di tali siti. In questo modo spezziamo anche la logica che una cava dismessa possa diventare una discarica e puntiamo a trasformarla prima di tutto in un presidio idrico e ambientale con un uso multifunzionale dell’acqua». 

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