Edizione n.9 di mercoledì 20 marzo 2019

cinghiali

Lombardia, nuove norme per gestione e abbattimento dei cinghiali

Stanziati 900.000 euro in tre anni per il risarcimento dei danni
cinghiali, foto Comunità montana Valli del Verbano

In Lombardia i danni causati dai cinghiali nelle aree dove è consentita la caccia dovranno essere risarciti fino al 30% dagli Ambiti e dai Comprensori alpini, ai quali spetterà anche promuovere iniziative di prevenzione. In montagna poi, come richiesto da un emendamento del PD, i risarcimenti per i danni ai prati permanenti interesseranno non solo gli imprenditori agricoli.
AREE E RISARCIMENTI
Sono queste alcune delle regole per contenere o eliminare l’emergenza cinghiali contenute nella nuova legge per la “gestione faunistico-venatoria del cinghiale e recupero degli ungulati feriti”. Il provvedimento è stato approvato l’11 luglio 2017 dal Consiglio regionale con 51 voti a favore e 10 contrari (M5S e Sel).
Per il triennio 2017-2019 sono previsti 300.000 euro l’anno per i risarcimenti. Regione Lombardia, confrontandosi con Ispra, delibererà entro 180 giorni dall’entrata della legge la suddivisione del territorio agro-silvo-pastorale lombardo in aree idonee e in aree non idonee alla presenza del cinghiale e individuerà le “unità di gestione della specie” (porzioni di territorio in cui vengono definiti obiettivi e modalità di intervento sulla specie).
DIFFUSIONE E DANNI
Nel territorio lombardo si stima siano presenti non meno di seimila cinghiali in particolare concentrati nelle province di Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Sondrio e Varese e più di 4 mila nella zona appenninica della provincia di Pavia.
Dal 2004 al 2015 sono stati registrati oltre 6500 eventi dannosi alle produzioni agricole (dato che si limita ai danni denunciati) e a titolo di indennizzo sono stati erogati oltre 2 milioni e 500 mila euro (cifra basata sulle risorse disponibili, non sul danno prodotto).
La “gestione del cinghiale” avverrà «mediante prelievo venatorio e controllo nelle aree idonee e mediante controllo e prelievo venatorio di selezione nelle aree non idonee», dove la presenza dovrebbe tendere allo zero. Il “prelievo venatorio” potrà essere effettuato solo con licenza di caccia e ogni cacciatore abilitato alla “selezione” potrà fruire di 15 giornate di caccia aggiuntive rispetto a quelle già previste dalla legge regionale.
RECUPERO CAPI, RECINZIONI, SANZIONI
Quanto al recupero di animali feriti e carcasse, i capi abbattuti potranno essere consegnati ai centri di lavorazione selvaggina (CLS) o ad altre strutture autorizzate e parte dei capi potranno essere dati in “beneficenza alimentare”.
Inoltre nelle aziende faunistiche venatorie e agrituristiche potranno essere installate apposite recinzioni che ospitino cinghiali registrati con la finalità di allenare i cani da caccia. Sanzioni sono previste per chi immetta o detenga illegalmente cinghiali, per chi li allevi in strutture autorizzate ma violando le disposizioni vigenti e infine per chi venga sorpreso ad abbattere cinghiali senza autorizzazione.

OPINIONI  TRA “BUON SENSO”…
Per il consigliere regionale della Lega Nord, Emanuele Monti, si tratta di «una legge di buon senso che raccoglie l’appello lanciato da agricoltori e allevatori»: In provincia di Varese, in particolare in certe zone, i danni causati da questi animali «sono notevoli e non riguardano soltanto agricoltura e allevamento».
Per l’esponente del Carroccio, «una novità importante è quella legata al concetto di “densità obiettivo”, un parametro che stabilirà il numero di capi che possono esistere in una determinata zona, i cui criteri di calcolo verranno stabiliti in una fase successiva dalla Giunta Regionale».
…E «LUNA PARK PER I CACCIATORI»
Di tutt’altro avviso il consigliere del M5S Lombardia Giampietro Maccabiani, per il quale «ormai la Lombardia è come un gigantesco luna park per i cacciatori di cinghiali».
Da oltre 30 anni, a suo avviso, i cinghiali rappresentano un problema per l'ambiente, per gli agricoltori e anche per i cittadini. «I numeri parlano di circa 10000 esemplari stimati in tutta la regione. Negli ultimi 12 anni ne sono stati ammazzati in azioni di caccia quasi 43.000, vale a dire oltre quattro volte l'intera popolazione attualmente presente. La causa della presenza così numerosa della specie è legata principalmente alle immissioni illegali nell'ambiente legate al mondo venatorio, il quale non ha alcun interesse che il cinghiale scompaia, anzi!». 

Cinghiali, in Lombardia in cinque anni 384 sinistri stradali e danni all'agricoltura per 1,7 milioni

Insufficiente la caccia di selezione, già da mesi possibile tutto l'anno - «Necessario ampliare l'attività di contenimento finora riservata alla polizia provinciale e, in attività venatoria, ai cacciatori»
cinghiali-foto Provincia Varese

Negli ultimi cinque anni hanno causato in Lombardia danni all'agricoltura per 1,7 milioni di euro di rimborsi e 384 sinistri stradali. La loro presenza imperversa anche in vaste zone non idonee, quali l'intera pianura padana, senza soluzione di continuità, da Pavia, a ovest, fino a Mantova, a est, l'alta pianura e le prime alture di Brianza e Insubria, le Orobie Bergamasche, Sondrio e la Valle Camonica.
Sono alcuni dati resi noti il 5 marzo 2019 dall'assessore regionale all'agricoltura Fabio Rolfi rispondendo in assemblea a una mozione relativa al contrasto a specie animali nocive e invasive, quali nutrie, cinghiali o cormorani. «Il cinghiale – ha sottolineato - è un problema enorme per la sicurezza delle persone, per le coltivazioni e per il ciclo produttivo lombardo».
Per contenere la sua proliferazione, la giunta regionale ha dato nei mesi scorsi la possibilità agli uffici territoriali di autorizzare la caccia di selezione al cinghiale, a partire dalle zone non idonee, per tutto l'anno sull'intero territorio regionale, anche in difformità dei periodi e degli orari stabiliti per legge.
«È un atto forte» ha aggiunto, ma non basta. «È necessario - ha proseguito l'assessore - ampliare l'attività di contenimento finora riservata alla polizia provinciale e, in attività venatoria, ai cacciatori». Di qui «un ulteriore appello a tutti i parlamentari lombardi, affinché si facciano carico di una modifica legislativa nazionale che preveda il riconoscimento formale della figura dell'operatore volontario, ossia un cacciatore adeguatamente formato e abilitato che, in accordo con la Polizia provinciale, possa contribuire ad attuare i piani di contenimento». 

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