Edizione n.11 di mercoledì 25 marzo 2020

Cgil Cisl Uil

INTERVENTO - Frontalieri e covid-19, Cgil, Cisl, Uil: «Un panorama ancora troppo incerto»

Apertura differenziata in Svizzera, chiusura frontiera di alcuni Paesi UE

INTERVENTO - A seguito dei Decreti del presidente del consiglio dei ministri dell’8 e 9 marzo 2020, che hanno disposto misure restrittive a contrasto dell'epidemia di Covid-19 (tra le altre, della mobilità personale), del successivo chiarimento del ministero affari esteri e cooperazione internazionale, che ha confermato la possibilità di comprendere il lavoro frontaliero tra i comprovati motivi per gli spostamenti autorizzati all'interno della zona di contenimento rafforzato (da domenica 8 marzo l'intero territorio nazionale), osserviamo situazioni articolate e atteggiamenti differenti lungo i confini del Paese.
FLUSSO DIFFERENZIATO
La gran parte dei lavoratori frontalieri da lunedì mattina 9 marzo ha potuto recarsi sul posto di lavoro in Svizzera, San Marino, Francia e Principato di Monaco, dove, in modo differenziato, sono stati segnalati solo problemi di congestione ad alcuni valichi e respingimenti tra chi si è presentato alle dogane privo del permesso di lavoro. In particolare, è utile ricordare che la scelta della Confederazione Elvetica di non porre alcun provvedimento restrittivo del flusso degli oltre 75.000 frontalieri risponde anche ad una precisa esigenza di salvaguardia del sistema sanitario elvetico, retto sul lavoro dei nostri connazionali, oltreché sul sistema d'impresa.
A tal proposito le scriventi organizzazioni sindacali auspicano che i Governi di Bellinzona, Coira e Sion intervengano anche attraverso provvedimenti volti ad incentivare l'uso del telelavoro, riducendo per questa via tanto i rischi connessi alla mobilità quanto gli impieghi arbitrari di formule organizzative incerte in un contesto a basse tutele del lavoro.
OCCASIONE DI RIFLESSIONE
Le organizzazioni confederali dei frontalieri sottolineano inoltre come la particolare condizione di interconnessione tra Italia e Svizzera può altresì rappresentare un'occasione di riflessione per un approccio solidaristico tra le aree confinanti, nello specifico di Ticino e Lombardia e Piemonte, di fronte alle grandi difficoltà che il sistema sanitario delle regioni subalpine si troverà inevitabilmente ad affrontare di fronte al rischio pandemia.
DECISIONI UNILATERALI DI AUSTRIA, SLOVENIA, ALBANIA E MALTA
Vanno invece evidenziate preoccupazioni di segno contrario di fronte a quanto in queste ora accade sulle frontiere di Austria, Slovenia, Albania e Malta, in relazione alle decisioni unilaterali di limitare fortemente, quando non sospendere temporaneamente le previsioni del trattato di Schengen senza alcun preavviso, e con esso la circolazione dei lavoratori transfrontalieri.
Appare con tutta evidenza urgente che il Ministero degli Esteri si faccia immediatamente promotore di un'iniziativa volta a chiarire i termini e le modalità della sospensione o della limitazione della libera circolazione presso i Governi dei Paesi confinanti, chiarendo limitazioni e prospettive anche alle migliaia di cittadini italiani transfrontalieri in queste aree.
Giuseppe Augurusa, Luca Caretti, Pancrazio Raimondo
Coordinatori nazionali dei Frontalieri di Cgil Cisl Uil 

Stalking, Cgil Cisl Uil: «Nessuna denuncia deve rientrare in sanzione riparatoria»

Dal ministero riconosciuto il problema di equivoco interpretativo della riforma del codice penale

«Accogliamo con piacere le dichiarazioni del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che di fatto ammette la fondatezza delle preoccupazioni di Cgil, Cisl e Uil per gli effetti della riforma del diritto penale sul reato di stalking».
Così a Roma, il 30 giugno 2017, Loredana Taddei, responsabile nazionale delle Politiche di genere di Cgil, Liliana Ocmin, responsabile del Coordinamento nazionale donne Cisl, e Alessandra Menelao, responsabile nazionale dei Centri di ascolto della Uil, hanno accolto le dichiarazioni governative.

NORMA INVOCATA
Il ministro Orlando - proseguono le sindacaliste -, nello spiegare che il Governo sta intervenendo «per evitare comunque qualunque possibilità di equivoco interpretativo», sia pur indirettamente ammette l’esistenza del problema creato dalla legge recentemente approvata.
«Ora - avvertono - per evitare che lo stalking sia fuori dall’estinzione del reato solo in caso di querela irrevocabile, l’esecutivo deve da subito specificare con una norma che nessuna denuncia per questo reato debba rientrare nella sanzione riparatoria. Come giustamente oggi ricorda l'avvocata Giulia Buongiorno, alcune querele sono irrevocabili altre no. Sono irrevocabili quelle in cui ci sono reiterate e gravi minacce. Tutte le altre querele per minacce e tutte le molestie possono essere rimesse».
DONNE TRADITE DUE VOLTE
«Lo Stato non può tradire le donne due volte, prima esortandole a denunciare e poi archiviando le denunce o, peggio, depenalizzando il reato di stalking». Sconcertante e inammissibile l’efferato femminicidio della oncologa Ester Pasqualoni, uccisa dallo stalker contro il quale aveva presentato due denunce, entrambe archiviate.
Nella legge di riforma del codice penale, approvata il 14 giugno 2017, è stato introdotto un nuovo articolo: il 162 ter, che «prevede l’estinzione dei reati a seguito di condotte riparatorie. Uno di questi reati è lo stalking«. La denuncia è arrivata dalle tre sindacaliste, che hanno aggiunto: «Si presume inoltre che la legge sia estesa a tutti i reati contro la persona che prevedono una pena di 4 anni di condanna. Un’assurdità di una gravità assoluta, peraltro in totale contrasto anche con la Convenzione di Istanbul».
MATTANZA INTOLLERABILE
«Quante donne uccise o perseguitate dobbiamo contare dopo che questa nuova norma verrà pubblicata in Gazzetta Ufficiale? Indipendentemente dalla volontà della vittima basterà al reo (come se fosse al mercato a comprare della carne fresca) presentare un’offerta risarcitoria che sia congrua per il giudice e, magia delle magie, il reato verrà estinto.
«Il reato di stalking non può essere depenalizzato in un paese come l’Italia dove ogni due giorni viene uccisa una donna e che ha registrato, nel 2016, 120 femminicidi. E dove evidentemente non c’è la volontà politica di combattere questa mattanza». 

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