Edizione n.23 di mercoledì 20 giugno 2018

Caravate

Caravate e Cittiglio, laboratorio di scavi archeologici dell'Università dell'Insubria per far luce sui mondi del passato

Analizzati numerosi reperti di varie epoche - Alle indagini partecipano anche studenti del Liceo Sereni di Luino impegnati nel Progetto di alternanza scuola-lavoro
Caravate, scheletro ragazzo
Cittiglio, scheletro, reperti

Unisce le esigenze della ricerca archeologica a quelle della didattica la proposta dell'Università dell'Insubria che ha condotto una sessantina tra studenti, tesisti, dottorandi e studenti in alternanza scuola lavoro a collaborare alle indagini su resti scheletrici.
La campagna di scavo che li ha coinvolti è partita due settimane fa. Si è svolta nella piccola chiesa rurale romanica di S. Agostino a Caravate, a cura del Centro di ricerca in Osteoarcheologia e Paleopatologia dell’Università dell’Insubria, con l’Associazione Peregalli, il coordinamento della Soprintendenza archeologia Belle arti e Paesaggio, il finanziamento della Fondazione Comunitaria del Varesotto.
Lo scavo dell’area esterna a fianco della chiesa ha rivelato un’area cimiteriale medievale con sepolture strutturate e ossari comuni.
Il sito archeologico si trova a pochi chilometri dalla chiesetta di San Biagio a Cittiglio dove dal 2016 è stata ripresa analoga campagna di scavo dell’area cimiteriale. La nuova fase di indagine, che ha restituito un numero rilevante di resti scheletrici, è stata promossa dal Centro di Ricerca in Osteoarcheologia e Paleopatologia, diretto prima dal professor Giuseppe Armocida ed ora dalla dottoressa Ilaria Gorini.
Unendo gli obiettivi della ricerca archeologica a quelli della didattica, nel 2017 è stato organizzato nella chiesa di Cittiglio un laboratorio di Antropologia fisica per lo studio in situ dei reperti ossei. Le indagini avvengono quindi nello stesso luogo dei ritrovamenti. Studenti, tesisti e dottorandi di diversi corsi di laurea – una quarantina in totale -  analizzano immediatamente i reperti ossei all’interno della chiesetta, ricavando dati utili sia alla ricerca storico-archeologica sia a quella paleopatologica e antropologica. Questo modello operativo è stato esportato con successo anche a Caravate, come ricorda il rettore di Uninsubria, Alberto Coen Porisini. «La continuità tra scavo e studio sperimentato nel laboratorio di Antropologia fisica a Cittiglio è un modello che sta suscitando interesse. Abbiamo studenti, tesisti e dottorandi di varie aree disciplinari: dalla medicina alle scienze motorie, dalle biotecnologie alla biologia, alle scienze della comunicazione, ma anche da parte di altri atenei, ad esempio l’Università di Ferrara ha mandato due tirocinanti di Archeologia e la Bicocca un tesista in Medicina». Il laboratorio di Antropologia fisica accoglie gli studenti del nuovo corso di Archeologia del professor Andrea Spiriti con quelli del corso di Archeobiologia della dottoressa  Gorini e di Antropologia fisica della dottoressa Licata.
Il sito di Cittiglio - oltre il laboratorio per gli studenti Uninsubria - ospita il progetto di alternanza scuola-lavoro del Liceo Sereni di Luino. Venti studenti, accompagnati dai docenti, hanno potuto avvicinarsi a un ambito tanto affascinante quanto delicato ed effettuare indagini sui reperti archeologici, lavaggio, restauro e studio identificativo.

«A Caravate, così come a Cittiglio, archeologia e antropologia sono integrate - spiega Marta Licata (tecnico del Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della vita, diretto dal professor Giovanni Bernardini) che collabora con Ilaria Gorini, docente di Storia della medicina -, il modello del laboratorio di Antropologia fisica sta funzionando. Lo studio delle ossa in loco sta dando risultati interessanti su entrambi i siti».
L’area di Caravate era stata già oggetto di indagine parziale nel 2002. «Con il nuovo scavo stiamo esaminando l’area attigua che era stata ricoperta da un terrapieno artificiale. Dallo studio dei reperti ossei sono emersi indizi interessanti. Alcuni scheletri (dell’VIII, IX secolo dopo Cristo) presentano traumi a livello cranico, due donne, due uomini e un ragazzino hanno ferite alla testa, piccoli traumi non mortali – racconta Licata -. Poiché non esistono fonti scritte, forse il dato osteo-archeologico potrebbe aiutare a capire che cosa sia successo mille e duecento anni fa. Per quanto riguarda il profilo antropologico, dallo scavo di Caravate è emerso che la popolazione non superava i 50 anni di età, la statura negli uomini arrivava a un metro e sessanta, per le donne si fermava al massimo a un metro e cinquanta. Avevano un cranio tondeggiante (brachicranio) e seguivano una dieta proteica: mangiavano molto pesce di lago?».
L’indagine dell’area cimiteriale esterna all’abside medievale della chiesa di S. Biagio a Cittiglio ha restituito, in pochi anni di scavi, numerosissimi reperti scheletrici di varie epoche storiche. Si parla di circa duecento individui, tra questi numerosi bambini da zero a tre anni. Alcuni di loro erano inumati avvolti in un sudario e messi tra due coppi, due tegole comuni. La chiesetta, fondata intorno alla seconda metà dell’VIII secolo, è stata luogo di sepolture fino all’età moderna, sia al suo interno sia all’esterno.
I docenti di Uninsubria avevano iniziato a collaborare con gli archeologi già quando furono ritrovati gli scheletri di due giovani adulti (un uomo e una donna) che recavano segni di gravi ferite violente. Da allora l’area cimiteriale è oggetto di studi che continuano anche grazie alla parrocchia di Cittiglio e ai volontari del Gruppo Amici di San Biagio, presieduto da Antonio Cellina.
Le campagne di scavo promosse dall’Università in questi ultimi quattro anni sono state finanziate su bandi della Fondazione Comunitaria del Varesotto e della Regione Lombardia. 

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