Edizione n. 29 di mercoledì 8 agosto 2018

campagna

Piccoli centri di Alpi e Appennini, campagna Uncem “Compra in valle” per salvare l'economia montana

Uncem "Compra in valle"

In Italia duecentosette comuni non hanno un negozio. Di questi novantuno sono in Piemonte, trantaquattro in Lombardia. Forniti da Istat, questi dati sono in continuo aumento (crescono di un punto percentuale l'anno). Sono numeri che mostrano perché salvare i negozi sotto casa, nei piccoli comuni e nei centri delle aree montane, sia addirittura una necessità. Sul tema l'Unione nazionale comuni comunità enti montani che ha avviato la campagna "Compra in valle, la montagna vivrà". L'impegno contro la desertificazione commerciale e la chiusura dei negozi sotto casa, favorire una nuova funzione delle botteghe e del commercio di prossimità che sceglie, insieme alle imprese agricole e artigiane del territorio, anche di promuovere on line i propri prodotti, può coinvolgere chiunque, singoli, comunità, turisti.
«I negozi sotto casa sono schiacciati dai supermercati e dai centri commerciali aperti dagli anni ottanta a oggi. Non è sempre vero che i prodotti hanno dei sovracosti», spiega Marco Bussone, presidente nazionale Uncem. «Nei comuni montani, il negozio è un ancoraggio della comunità. Luogo di aggregazione prima ancora che di acquisto. Punto multifunzionale dove comprare alimentari, frutta, verdura, prosciutto e formaggi, biscotti e succhi di frutta, poi sigarette e giornali. Punto dove matura la comunità. Servono scelte politiche chiare, ma anche una diversa consapevolezza della comunità che vive su un territorio. Regioni e Parlamento devono varare leggi che individuino sgravi fiscali, una fiscalità 'di vantaggio' e minor carico burocratico per chi possiede un negozio in un comune montano, per chi avvia un'attività nelle Terre Alte, per chi vuole potenziare una piccola impresa, per chi apre una partita iva. Devono poi essere incentivati i centri multifunzionali, negozi che vendono prodotti e allo stesso tempo svolgono dei servizi. Ce ne sono già alcuni. Alimentari che hanno anche il dispensario farmaceutico, edicole che sono anche cartolerie e posta, con sportello automatico per il prelievo di denaro vicino». 
Se è vero che nelle aree montane quando chiude una scuola chiude un comune, quando chiude un negozio intere fasce di popolazione sono a rischio. Sono quelle più anziane, che hanno bisogno di vedere legati gli ambiti connessi al commercio con efficaci servizi di trasporto, 'a chiamata', a metà tra car pooling e car sharing. Buone opportunità può essere favorire l'e-commerce, anche partendo dai negozi e dalle imprese agricole esistenti (si sceglie il prodotto on line, lo si riceve a casa, è ottimo, ma poi si deve andare a vedere il luogo dove viene prodotto), l'esistenza di supporti economici pubblici per la consegna dei prodotti agli anziani, anche grazie alla rete di volontariato o al servizio civile.
Uncem ha chiesto al ministero degli Affari regionali e delle autonomie di accelerare l'assegnazione dei 20 milioni di euro (del Fondo nazionale integrativo per i comuni montani) agli enti locali per i progetti scritti nel 2017 proprio per il contrasto alla desertificazione commerciale nelle aree rurali e montane di Alpi e Appennini.  
Salvare i piccoli negozi passa anche dalla consapevolezza e dalle scelte culturali di chi vive e frequenta la montagna. Chi la sceglie, dice Uncem, non si porti da casa panino, acqua, salame, formaggio. Si fermi a comprarli nel negozio della piazza del paese. Il gesto è solo apparentemente piccolo. 

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