Edizione n.12 di mercoledì 1 aprile 2020

Antonio da Tradate

Maccagno con Pino e Veddasca, al museo l’epopea di Antonio da Tradate

Al Civico museo, sabato 19 marzo (ore 18), inaugurazione della mostra “Antonio da Tradate. L’Arte Sacra nel Varesotto e Canton Ticino”, in cartellone fino al 17 aprile.
Protagonista della rassegna sarà un monumentale affresco del pittore Antonio da Tradate, la Crocifissione, realizzato nel 1503. Originariamente collocato sul muro esterno di una casa di Campagnano, fu strappato nella seconda metà degli anni Sessanta e oggi è conservato in una sala del palazzo municipale di Luino.
L’esposizione accompagna lo spettatore nei temi storici e artistici dell’arte medievale, grazie anche a venti pannelli che presentano le iconografie della Madonna del Latte, dell’Ultima cena e del Ciclo dei mesi, le più frequentemente attestate nel territorio insubrico. La serie di pannelli e il catalogo annesso sono stati curati da Paola Viotto, Francesca Urizzi, Sara Poretti e Laura Bonicalzi e realizzati dallo studio Concreo di Andrea Benzoni. Uno spazio particolare è dedicato alle tracce lasciate a Maccagno dal pittore rinascimentale, dove pare abbia trovato ispirazione e mecenati disposti ad assicurarsi la sua arte.
La mostra rimarrà aperta il venerdì dalle 14.30 alle 18.30, il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 14.30 alle 18.30. Ingresso gratuito.

Conferenza su Leonardo e l’arte delle macchine
Secondo appuntamento, venerdì 18 marzo (ore 21), di Ottavio Brigandì sulla vita e le opere di Leonardo al Punto d’Incontro di Maccagno (complesso Auditorium). La serata sarà dedicata al tema “Leonardo artista delle macchine. Sogni e studi di un ingegnere visionario” e si prefigge di presentare lo scienziato e l’uomo dietro il mito che da oltre cinque secoli lo avvolge.
Il terzo e ultimo incontro si terrà venerdì 1° aprile e avrà come tema “Leonardo in grande. I progetti ad alto impatto ambientale”. Organizza la Pro Loco, l’ingresso è libero.

Prima semifinale per “Uniti nell’arte”
Sabato 19 marzo (ore 20.30) prende il via all’Auditorium comunale il quarto concorso "Uniti nell'arte", rivolto ai giovani che amano il ballo e il canto. Un genere spesso replicato anche in diverse trasmissioni televisive, secondo la formula del “talent”.
Organizzato dall'Associazione Liberi e Forti di Luino guidata dal presidente Antonino Trio, la manifestazione collabora, tra gli altri, con Fondazione Comunitaria del Varesotto, Comune di Luino, Unicef, Radio Studio 92. Quella maccagnese sarà la prima di tre tappe di selezione, che toccheranno anche Erba (12 aprile) e Fagnano Olona (22 maggio). La finale si terrà invece al Teatro Sociale di Luino, venerdì 10 giugno. Anche quest'anno è confermata la presenza tra gli organizzatori dell'associazione Exodus di don Antonio Mazzi, da sempre attento ad avvicinare i giovani e parlare il loro linguaggio. L’ingresso è gratuito e aperto a tutti.

Nuovo statuto comunale, bozza online
Dal 10 marzo é online la bozza del nuovo statuto comunale di Maccagno con Pino e Veddasca. Come decretato dal commissario prefettizio Pasqualina Ferra durante la sua reggenza ad interim da febbraio a maggio 2014, fino ad oggi era rimasto in vigore lo statuto dell'allora Comune di Maccagno. Nel settembre 2014 è stata introdotta una parziale modifica alla carta fondante del nuovo comune, che introduce i municipi con le figure dei prosindaci e dei consultori.
Ora, fino all'11 aprile, sarà possibile comunicare suggerimenti e proposte di modifica e integrazione al testo depositato mediante una email o consegnando una nota scritta al protocollo del comune di Maccagno con Pino e Veddasca. L'approvazione definitiva del nuovo statuto avverrà prima dell’estate, durante una seduta del consiglio comunale. 

L’affresco conteso di Antonio da Tradate

Tradimento di Giuda

S’è fatto un gran parlare in quest’ultimo periodo di un affresco di Antonio da Tradate, conteso tra il Comune di Maccagno e quello di Luino, con toni perentori dall’una e dall’altra parte. Al di là delle argomentazioni addotte dai singoli contendenti, ci si domanda però in riferimento al suo autore: ma chi era costui?
Una recente pubblicazione di Lara Broggi, per i tipi di Macchione editore, dal titolo “Antonio da Tradate–La pittura tardo-gotica tra Ticino e Lombardia” ci fornisce un importante contributo per una ricognizione storica della sua figura. Incerti sono il luogo e la data di nascita, anche se si può affermare, sulla base delle firme apposte su alcuni suoi affreschi e di tre atti notarili, che abbia vissuto a Locarno, «habitator Locarni». Tra i collaboratori nella sua bottega, come risulta dalle firme congiunte sull’importante ciclo di S. Michele ad Arosio, c’era il figlio Giovanni Taddeo Antonio, lo stesso che fu al suo fianco con ogni probabilità nella decorazione dell’abside della chiesa di S. Stefano sul colle di Migleglia nel 1511.

Canton Ticino, Grigioni e Lago Maggiore
Si sa per certo comunque che la sua attività pittorica si dispiega tra l’ultimo quarto del secolo XV e l’inizio di quello successivo nel Canton Ticino, nei Grigioni e lungo le sponde lombarde del Lago Maggiore. Ed è proprio questo segmento della sua produzione artistica che ci interessa da vicino. Se le notizie sulla sua vita sono scarse, la sua produzione artistica è molto prolifica. Attraverso le sue opere si cercherà pertanto di ricostruire la storia di questa singolare personalità. Sono cinque i cicli pittorici che recano la sua firma, una pietra di paragone per l’attribuzione di dipinti di incerta provenienza.

Pittori girovaghi
Alla fase iniziale della sua carriera sembrerebbe rimandarci la Madonna di Loreto dell’Alpe Cedullo di Indemini, un territorio di confine che geograficamente gravita però nell’orbita dei paesi della Val Veddasca.
Antonio da Tradate faceva parte di quella schiera di pittori che, meno aggiornati sulla pittura del tempo, girovagavano nelle valli ticinesi, anche in luoghi erti e di difficile accesso, per rispondere ad una committenza meno colta rispetto a quella delle corti rinascimentali italiane. Questa considerazione tuttavia non inficia il valore delle sue opere, quantunque ancora legate a canoni pittorici bizantini e gotici.

Madonne di Indemini e Curiglia
La Madonna del Latte di Indemini troneggia sotto un baldacchino, che idealmente rappresenta la casa di Nazareth, sorretto da due angeli. Sul capo della Vergine, ricoperto da un bianco velo, rifulge una corona regale. Adagiato sulle sue ginocchia, il Divino Infante, le cui mani poggiano sul libro sacro, sugge il latte dal suo seno. Particolare significativo: sulla sinistra del dipinto una piccola montagna a cono, elemento ricorrente nell’iconografia di Antonio da Tradate.
Della stessa mano è l’affresco del santuario del Tronchedo che sorge alle porte di Curiglia. Anche qui Antonio da Tradate ripropone l’immagine della Madonna del Latte. Un volto dolce e nel contempo austero, consono alla dignità regale di madre del Salvatore, evidenziata dall’aurea corona posta sul suo capo e dal trono dallo schienale turrito su cui è seduta. Rispetto alla precedente, quella del Tronchedo rivela una maggiore padronanza della tecnica pittorica: i capelli che incorniciano il viso, lo sguardo penetrante, le labbra atteggiate ad un tenue sorriso, la mano che nasconde pudicamente il seno, la figura del committente che emerge appena nell’angolo destro dell’affresco. Inizialmente forse il dipinto si trovava in un tabernacolo ai margini di una strada, come sembra indicare il cartiglio che regge il Bambino: «O ti che va per questa via, saluta la madre mia con uno pater et una ave maria», la medesima rima che appare nel cartiglio della cappella de’ Bernardi di Corzonesco. 

Devozione diffusa fino al Concilio di Trento
Assai diffusa era, specie nelle zone rurali, la devozione per la Madonna del Latte, come attestano le numerose raffigurazioni presenti in ogni dove, a partire da quella più famosa di Re per la miracolosa effusione del sangue. L’allattamento al seno materno, in una società connotata da una forte mortalità infantile, era un efficace antidoto contro le epidemie ricorrenti ed un nutrimento completo e gradevole dal punto di vista organolettico, che poteva essere facilmente dispensato in ogni momento della giornata.
Una lattazione insufficiente o mancante del tutto poteva configurasi come una vera e propria maledizione divina. Da qui i pellegrinaggi ai santuari e la costruzione di edicole sacre per chiedere protezione e aiuto in questa funzione fondamentale soprattutto per la società di quel tempo. Anche nella Milano rinascimentale, furono eseguiti moltissimi dipinti della Madonna del Latte. Basti ricordare il Foppa, Donato di Bardi, Solario, Luini, Boltraffio, Lanino, Bergognone. Raffigurazioni che vennero però abbandonate dopo il Concilio di Trento, in particolare nella diocesi ambrosiana, a seguito delle disposizioni del cardinale Federico Borromeo, con le sue istruzioni De pictura sacra.

Ciclo di Maccagno
Il ciclo più importante per la nostra zona è però quello della chiesa di S. Antonio di Maccagno. I dipinti sono una vera e propria “Biblia pauperum”, una Bibbia dei poveri, secondo un’espressione usata da Papa Gregorio VII e rappresentano momenti significativi della vita di Gesù, offrendo nel contempo agli analfabeti che costituivano la maggioranza della popolazione la possibilità di conoscere la storia della salvezza.
Gli affreschi superstiti descrivono le scene cruciali della passione: l’ingresso in Gerusalemme, l’ultima cena, l’orazione nel Getsemani, la cattura di Gesù, il bacio di Giuda, il taglio dell’orecchio da parte di Pietro al servo del sommo sacerdote Caifa, la flagellazione, l’incoronazione di spine, Cristo di fronte a Pilato che si lava le mani. L’intento didascalico è reso ancor più evidente dai cartigli esplicativi posti sopra i dipinti, alcuni dei quali facilmente decodificabili: «Com Dio è a tavola con li apostoli», «Come li farixei ano menato Dio denanzi a Pilato», «Come Zuda baxa Dio per tradirlo in le mani….» (illeggibile).
E nel cartiglio della preghiera nell’orto degli ulivi una citazione in latino, tratta da Matteo, 26, 39: «Pater, si possibile est, transeat a me calix iste».
Ieratica la figura del Cristo nell’ultima cena, circondato dagli apostoli e da S. Giovanni che, secondo l’iconografia tradizionale, reclina il capo sul petto del Maestro. Una scena di apparente serenità conviviale, anche se dal volto di Cristo traspare l’amara consapevolezza della fine imminente.
Nella scena del tradimento di Giuda, i due volti accostati manifestano in tutta la loro drammaticità la tensione emotiva: nell’espressione di sconforto del Cristo che volge il suo sguardo altrove è già presente la sconfessione dello spergiuro, mentre il traditore avvicina la sua guancia a quella di Gesù e tende le sue lunghe mani in un abbraccio infido. Più in basso il focoso Pietro colpisce all’orecchio il servo del sinedrio, incurante della condanna del Maestro, mirabilmente espressa dall’indice puntato verso di lui.
Leopoldo Giampaolo attribuisce anche la Madonna nella chiesa di S. Stefano a Maccagno inferiore ad Antonio da Tradate. L’affresco sembra, infatti, rimandare alla lunetta sulla facciata del S. Antonio, soprattutto per quanto riguarda lo sfondo damascato a foglie di quercia, motivo decorativo spesso usato dall’artista.
«Purtroppo - osserva giustamente Lara Broggi - le immagini si trovano in un pessimo stato conservativo e risultano di difficile lettura». Auguriamoci pertanto che qualche Mecenate locale si faccia carico di un restauro conservativo, perché questo prezioso documento pittorico, testimonianza di un lontano passato, possa essere fruibile anche dalle generazioni future.

Tra Cunardo e Arosio
Sorprendenti le affinità tematiche e strutturali della Pietà di Cunardo, con la parziale rappresentazione della deposizione della navata settentrionale della chiesa di S. Michele di Arosio. Identico lo sfondo, identica l’inclinazione del capo della Vergine, afflitta da un indicibile dolore, identico il fermaglio del manto. Attorno l’iscrizione esplicativa : Mccccciij die ultimo agusti hoc opus fecit fieri Iemolus et frater eius filius condam Petri Betami (Gemolo figlio del fu Pietro Betami e suo fratello fecero eseguire  il giorno ultimo di agosto 1503).
Del tutto rispondente agli stilemi pittorici di Antonio da Tradate la Madonna in trono con Bambino salvata dall’ingiuria del tempo su un muro di un’antica corte in frazione Raglio, sempre a Cunardo. L’affresco, ancora in precario stato di conservazione, nonostante il restauro del 1997, corrisponde perfettamente alle numerose rappresentazioni della Vergine, presentata frontalmente, con un panneggio rigido e con l’uso dei medesimi colori: il rosso dell’abito, l’azzurro del mantello, stretto da un fermaglio floreale. Il cartiglio che si dipana dalle mani del Bambino reca la scritta; «In gremio Matris sedet sapientia Patris» (Nel grembo della Madre siede la sapienza del Padre), la stessa del dipinto della Madonna di Re che l’artista poté senza dubbio leggere nelle sue frequenti peregrinazioni attraverso le Centovalli.

Affresco conteso
E soffermiamoci finalmente sull’affresco conteso, conservato a Palazzo Verbania a Luino, ma strappato dalla facciata di una casa di Campagnano nel 1966. La figura del Cristo crocifisso, solo parzialmente conservata, dal momento che presenta un solo strato pittorico, campeggia solenne in tutto lo spazio disponibile. Ai lati due angeli raccolgono il sangue effuso dal Redentore. In primo piano Maria Maddalena, coi lungi capelli biondi sciolti sulle spalle che contrastano col rosso del mantello. Dietro di lei, in piedi, quasi per sentirsi più prossima al figlio morente, la Vergine con le mani giunte in preghiera, col volto straziato dal dolore, avviluppata in un manto opaco che l’avvolge interamente; sul lato sinistro, Giovanni, il discepolo prediletto, col capo sorretto dalla mano destra in un gesto di composta mestizia. Lara Broggi coglie in questa crocifissione evidenti analogie con quelle di Curaglia, Arosio e Palagnedra, senza rilevanti variazioni narrative.
Una personalità poliedrica dunque quella di Antonio da Tradate, capace di trasfondere la veemenza dei suoi sentimenti nelle figure umanamente partecipi della tragica vicenda del Cristo, ma pronto a regalarci momenti di tenera intimità come nelle immagini della Theotókos, la madre di Dio che mantiene però viva e operante la sua schietta natura di donna fragile, sottoposta alla fatica e alle contraddizioni del vivere quotidiano.
Emilio Rossi 

(Altre immagini degli affreschi in pagina Valli Monti Laghi)

“Crocifissione” di Antonio da Tradate - Luino: «Maccagno se ne disinteressò e Luino salvò l’affresco»

Le proteste da parte di Maccagno circa il deposito e la conservazione in Luino della "Crocifissione" di Antonio da Tradate raccontate nell'articolo della scorsa settimana “Quell'affresco conteso tra Luino e Maccagno” hanno raccolto parecchia attenzione, soprattutto a Luino, e aperto nuovi fronti di considerazioni. Ma come! Maccagno aveva dato il suo benestare alla demolizione di quell'affresco - ci è stato scritto - invece Luino e benemeriti esponenti culturali come l’architetto Sandro Mazza, l’ingegnere Pierangelo Frigerio, lo storico Piergiacomo Pisoni e il dottore Piero Astini salvarono e recuperarono quell'opera e ora l’amministrazione maccagnese pretende «costi quel che costi» la restituzione dell’opera?
Molti lettori ci hanno espresso disappunto per la controversia sulla querelle dell’affresco e hanno ricordato interventi e protagonisti che hanno permesso la salvezza dell’opera. L’amministrazione luinese ha riassunto il sentimento di sorpresa con una ricostruzione dell’intera vicenda che di seguito pubblichiamo.

Un affresco salvato
Ho letto con attenzione l’articolo pubblicato il 24 ottobre a proposito della Crocifissione di Antonio da Tradate appesa in una sala al primo piano del “Verbania”, riscontrando alcune omissioni alle quali mi preme rimediare.
L’affresco si trovava a Campagnano, dove nel 1967 venne “scoperto” dal neonato gruppo Travalium, di cui facevano parte il trio Frigerio, Mazza e Pisoni, che con passione avevano iniziato a catalogare le opere d’arte che si trovavano nelle nostre valli.
Saputo che l’edificio in questione stava per essere oggetto di una radicale ristrutturazione, si rivolsero al restauratore Carlo Alberto Lotti per commissionargli lo strappo, come in gergo si chiama lo stacco di un affresco.
A questo punto Piero Astini, componente del sodalizio, si attiva per depositarlo in quello che allora si chiamava Istituto civico di cultura popolare, visto che in Maccagno all’epoca non esisteva un luogo idoneo alla sua conservazione.
In tutta questa vicenda l’assenza degli enti locali sembra evidente, se l’affresco esiste ancora il merito va solo ad un gruppo di appassionati; in quegli anni non si dava molto peso alla storia locale ed un’opera molto ammalorata di autore poco conosciuto raramente veniva recuperata. La questione evidentemente è delicata, per questo la nostra amministrazione sta facendo ricerche e valutazioni che possano portare ad una decisione equilibrata e giusta.
Sarebbe anche interessante sfogliare qualche numero di codesto giornale stampato tra il 1967 ed il 1968, per trovare magari ulteriori notizie.
Venendo ai nostri giorni l’ipotesi di trasferire la Crocifissione in Municipio corrisponde all’intenzione di valorizzare parte della collezione di Palazzo Verbania con un trasferimento a Palazzo Serbelloni, visto anche che si sta procedendo al restauro dell’edificio.
Ricorderei anche che proprio la tappezzeria della “Sala rossa” è stata oggetto di pulitura, dunque lì l’opera potrebbe avere una degna cornice.
Beh, alla fine la contesa accende i riflettori su un autore ed un’opera di pregio, sulla storia del nostro territorio… ben vengano le provocazioni, se portano ad un maggiore impegno nella salvaguardia e promozione di quello che c’è di interessante, magari anche sui muri di Maccagno come di Luino o nelle loro chiese.
Alessandra Miglio
Assessore territorio, verde pubblico e arredo urbano

Condividi contenuti