Edizione n.24 di mercoledì 17 luglio 2019

alta formazione

Como, alla scoperta della finanza islamica

All'Uninsubria alta formazione aperta a 40 tra avvocati, commercialisti, giornalisti, imprenditori e manager – Il corso, gratuito, inizierà l’8 novembre 2019
Como, lungolago

Per quaranta professionisti si affaccia la possibilità di specializzarsi, gratuitamente, in finanza islamica all'Università dell'Insubria. A Como, l’8 novembre 2019, cominceranno nel Chiostro di Sant’Abbondio le lezioni di alta formazione in investimenti rispettando la Sharia, aperte ad avvocati, commercialisti, giornalisti, imprenditori e manager che operino o intendano operare nei Paesi islamici come consulenti aziendali, funzionari di istituti di credito o di enti governativi, impiegati in uffici amministrativi e fiscali di aziende.
Il corso, finanziato completamente dal Miur, rientra nell’ambito del progetto Primed, che dal 20 dicembre 2018 coinvolge ventidue università nella prevenzione del radicalismo e nell’interazione nello spazio transmediterraneo. Referenti per l’Insubria sono Alessandro Ferrari, docente di Diritto Canonico, spazio del Mediterraneo, religioni, economia e culture, e Flavia Cortelezzi, docente di Politica economica internazionale.
Le lezioni sono suddivise in 25 ore e si svolgeranno il venerdì dalle 14.30 alle 17.30 e il sabato dalle 9.30 alle 12.30. Ci si può iscrivere fino al 10 ottobre scrivendo a valeria.ferraro@uninsubria.it o primed@uninsubria.it. L’approccio didattico prevede l’alternanza di approfondimenti teorici e analisi di casi pratici con l’intervento di importanti esperti internazionali del settore, come Cedomir Nestorovic, Jamus Jerome Lim, Michael J.T McMillen.

FINANZA ISLAMICA
La finanza islamica, presente in oltre settanta Paesi e in continua ascesa, ha superato i 2500 miliardi di dollari di giro d’affari a livello globale e si dice possa arrivare a 4mila miliardi entro il 2021. Secondo Moody’s gli investimenti in prodotti islamici, in settori differenti come viaggi, moda, media e tempo libero, industria farmaceutica e cosmetica, a fine 2018 dovrebbero aver raggiunto i 150 miliardi (le stime ufficiali sono al 2017). Ad esempio i sukuk, certificati di investimento per eccellenza conformi alla Sharia, a fine 2016 rappresentavano il 17% del settore e solo in quell’anno erano stati emessi titoli per 88 miliardi di dollari.
Spiegano Alessandro Ferrari e Flavia Cortelezzi: «La Sharia, ovvero la legge canonica islamica, regola anche la gestione del denaro e la relazione tra rischio e profitto, oltre alle responsabilità sociali delle istituzioni finanziarie e degli individui. In questo sistema finanziario c’è il divieto del ribà, il tasso di interesse. È inoltre vietata la speculazione e l’introduzione di elementi di incertezza nei mercati. La finanza islamica bandisce l’investimento in beni e attività proibite dalla Sharia, come quelle, ad esempio, legate al tabacco, al commercio di armi, all’alcol e al gioco d’azzardo. Infine, la ricchezza derivata dagli investimenti deve essere distribuita in maniera equa (zakat). E proprio le ragioni etiche, come confermato anche dall’Economist, sono la base del recente successo della finanza islamica». 

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