Edizione n.45 di mercoledì 22 novembre 2017

1859

Laveno Mombello, rievocata la battaglia garibaldina del 1859

L'amministrazione comunale ha organizzato mostra, sfilata e ricostruzione storica
Laveno-Castello-foto Comune Laveno

A Laveno Mombello il bel tempo ha incorniciato, domenica 26 maggio, la rievocazione storica dello scontro della notte tra il 30 e il 31 maggio del 1859 fra le truppe austriache di stanza nei forti di Laveno e i Cacciatori delle Alpi. Nella mattinata sono sfilati per le vie del centro gruppi in divisa accompagnati dalla Filarmonica "G.Verdi", mentre nel pomeriggio rappresentanti dei due eserciti hanno percorso il viale Fnm e, al termine, hanno dato luogo alla battaglia storica in piazza Matteotti.
La manifestazione è stata organizzata dall'amministrazione, guidata dal sindaco Graziella Giacon, in collaborazione con Ugo Francesco Fichtner di Besozzo, l'associazione storico-culturale “Cannoni e Moschetti” di Medole (Mn) e il Gruppo storico di Montichiari. La ricostruzione della vicenda è stata affidata a Giuseppe Armocida (Università dell'Insubria). Una mostra di documenti originali dell’epoca è stata allestita dal 20 al 24 maggio presso la Banca Popolare di Bergamo.

SCONTRO TRA GENERALE URBAN E CAMICIE ROSSE
Il 23 maggio 1859 Garibaldi sbarca a Sesto Calende e punta direttamente su Varese, momentaneamente abbandonata dagli austriaci. Da Gallarate il generale Urban parte con il suo corpo d'armata e fa sloggiare Garibaldi e i suoi uomini, occupando Varese. Garibaldi contrattacca e ordina a Bixio di distaccare alcune compagnie di Cacciatori delle Alpi per conquistare i forti di Laveno, principalmente il forte Castello. L'attacco doveva, da una parte, coprire il fianco sinistro dei Cacciatori delle Alpi dai circa 600 soldati austriaci delle varie armi stazionanti a Laveno e, dall'altra, assicurare un agevole rifornimento delle sue truppe attraverso il lago, controllato dalla flotta austriaca che a Laveno aveva una importante base navale.
Lo scontro avvenne nella notte tra il 30 e il 31, ma fallì per molteplici cause. Innanzi tutto, la chiesa di S. Maria, adiacente al cimitero, era stata adibita dagli austriaci a polveriera e le guardie, pur essendo sopraffatte, riuscirono a dare l'allarme. Sembra poi che la guida che doveva condurre i garibaldini al forte Castello abbia perso la strada o, peggio, li abbia fatti di proposito girare a vuoto cosicché, quando riuscirono ad arrivare all'entrata del forte, furono accolti da una nutrita scarica di fucileria e da colpi di cannone sparati a mitraglia. Morti e feriti si contarono numerosi da ambo le parti. I feriti dei Cacciatori delle Alpi furono ricoverati nell'ospedale di Cittiglio. Nella stessa notte Bixio cercò di attaccare Laveno dal lago con una eterogenea "flotta" di imbarcazioni, ma fu anch'egli respinto.
Il numero dei morti austriaci non si seppe mai. La persona che divenne proprietaria della collina e del forte dopo la cacciata degli austriaci, al fine di recuperare i resti dei caduti delle due parti che sembrava fossero stati sepolti là dove erano caduti, fece piantumare la collina, sino a quel momento brulla, con migliaia di pianticelle. I resti dei caduti ora giacciono sepolti all'interno del forte.  
Quale importanza ebbe l'opera di Garibaldi nello svolgimento della seconda guerra d'indipendenza? Tenendo impegnato il suo corpo d'armata, impedì a Urban di congiungersi con le truppe schierate sul Ticino nella zona di Buffalora e di Magenta. I francesi poterono così vincere a Magenta ed entrare a Milano, costringendo, di fatto, l'intero esercito austriaco a ritirarsi oltre il Mincio. 

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