Edizione n.39 di mercoledì 20 novembre 2019

Lombardia

Produzione casearia e artigianato, Bergamo e Biella «Città creative 2020»

Sono due dei 66 riconoscimenti Unesco assegnati in tutto il mondo

L'Unesco, il 30 ottobre 2019, ha scelto quali "Città creative 2020" Bergamo per la produzione casearia e Biella per l'artigianato. Le città creative sono riconosciute dall'Unesco come «laboratori di idee e pratiche innovative», capaci di costruire «un contributo tangibile al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile attraverso pensieri e azioni innovativi».
Bergamo è stata candidata e premiata per il settore caseario, dove vanta nove sulle cinquanta Dop esistenti in Italia, dal Formai de Mut al Taleggio, dal Bitto al Grana Padano, dal Gorgonzola al Quartirolo Lombardo, dal Provolone Valpadana al Salva Cremasco e allo Strachitunt. «Una grande notizia per Bergamo, Sondrio e Lecco» ha commentato il vicepresidente nazionale dell'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (Uncem), Alberto Mazzoleni. «Sento un po' questo riconoscimento anche mio – ha aggiunto - per aver collaborato sin dall'inizio a questo sogno e per quanto fatto a favore degli agricoltori e delle imprese montane, a partire dal progetto per la Valle Brembana e i suoi operatori del 2003 della #valledelformaggio realizzato con il Consorzio turistico Vallebrembana.com».
Biella e le sue produzioni d'eccellenza manifatturiere legate al tessile, alla laneria, artigianali e oggi orientate all'innovazione, non sarebbero state le stesse senza le valli, gli uomini dei territori, la cultura e la tradizione dell'allevamento, l'acqua dei torrenti alpini che dava energie per i telai, la forza-lavoro nelle fabbriche accanto ai borghi, la capacità di essere territorio esteso, "industria verticale" secondo la definizione di Aldo Bonomi, distretto operoso nel quale la città non può essere senza le sue valli, e viceversa.
I due - su sessantasei assegnati in tutto il mondo - riconoscimenti sono importantissimi per il nostro Paese. «Confermano - secondo Uncem - il legame imprescindibile delle aree urbane, delle due città, con le valli alpine delle quali sono il fulcro, fondovalle pulsante a garantire armonica crescita e servizi».

Varesotto, «Fattorie ostaggio dei piccioni»

L’allarme lanciato dalla Coldiretti: «Emergenza anche di carattere sanitario»

In città sporcano piazze e rovinano monumenti con il loro guano acido, ma disseminano danni in lungo e in largo planando anche su campi e stalle. A lanciare l’allarme contro i piccioni è la Coldiretti Varese.
«I piccioni puntano alle mangiatoie degli animali e ai raccolti di cereali, danneggiando le colture di riso, mais, frumento, orzo, soia e girasole» spiega il presidente Fernando Fiori. I danni da piccione, nel nostro territorio, supererebbero il 10% del totale da fauna selvatica, nonostante l’escalation numerica registrata negli ultimi anni delle devastazioni dei cinghiali.
DAL 2004 A OGGI DANNI PER 6 MILIONI
In tutta la Lombardia — secondo Coldiretti — i danni a campi e stalle, provocati dai piccioni, sono arrivati a quota 6 milioni di euro dal 2004 a oggi, e non sembrano diminuire.
«I piccioni tengono in ostaggio la mia fattoria», racconta un imprenditore agricolo di Carnago. «La stalla è lunga una cinquantina di metri e, quando metto giù il mangime per le 110 mucche che ho, arriva l’orda. Nell’ultimo periodo quattro dei nostri capi hanno avuto un aborto perché si erano ammalati, e i principali indiziati sono proprio i colombi».
A fargli eco un allevatore di Lonate Ceppino: «I piccioni ogni giorno arrivano puntuali in corsia quando diamo la miscelata agli animali, e rubano il cibo. Inoltre, assieme ai corvi, volano sui campi di mais e cereali per nutrirsi, dandoci non pochi grattacapi».
«L’emergenza – commenta Fiori - è anche di carattere sanitario, visto che il guano di tali volatili non solo è responsabile di danni da corrosione, ma i luoghi dove trovano riparo popolano di agenti patogeni e parassiti derivanti dai detriti organici. I batteri si espandono nell'aria e giungono nei luoghi pubblici e nelle aziende, contaminando oggetti e persino il cibo».  

Lombardia, «la Regione che costa meno allo Stato»

Il dato emerge dallo studio annuale della Ragioneria Generale dello Stato – A costare di più sono le Regioni a statuto speciale

La Lombardia costa allo Stato 2.447 euro pro capite contro gli 8.679 della Provincia autonoma di Bolzano, 7.655 della Valle d'Aosta, 6.818 della Provincia autonoma di Trento e 3.658 euro della media nazionale. Parola della Ragioneria Generale dello Stato riferito al 2015. Lo studio annuale è stato ripreso dalla Regione Lombardia e pubblicato il 29 agosto 2017 sul suo sito (www.lombardiaspeciale.regione.lombardia.it).
La Lombardia è dunque, secondo la nota, la regione che "costa" meno allo Stato. I dati riguardano i pagamenti erogati dallo Stato a qualsiasi titolo per spese correnti e spese in conto capitale, distinti per regione. Si tratta di stipendi, acquisti di beni e servizi, trasferimenti ad amministrazioni ed enti pubblici, a imprese e famiglie, interessi, investimenti diretti e contributi agli investimenti. Rimangono escluse le spese per rimborsi di prestiti.

CONFRONTO CON ALTRE REGIONI
A costare di più sono le regioni a statuto speciale. Nella classifica dopo le Province autonome di Bolzano e Trento e la Valle d'Aosta, c'e' il Lazio con 5.730 euro pro capite, seguito da altre tre regioni autonome: Sardegna (5.296 euro), Friuli Venezia Giulia (4.974 euro) e Sicilia (4.419 euro pro capite).
Seguono Abruzzo (4.336 euro), Molise (4.237 euro), Calabria (4.148 euro), Basilicata (3.976 euro), Liguria (3.701 euro), Campania (3.520 euro), Puglia (3.430 euro), Umbria (3.404 euro), Piemonte (3.281 euro), Marche (3.007 euro), Toscana (2.978 euro), Veneto (2.853 euro), Emilia Romagna (2.704 euro).
ULTIMA PER SPESA STATALE, GENEROSA CON LE TASSE
La Lombardia è, dunque, ultima in termini di spesa statale pro capite, nonostante sia la regione più produttiva e più generosa in termini di gettito fiscale. «I 37,95 miliardi che lo Stato spende in Lombardia - continua il testo - riguardano il pagamento della spesa per interessi sui titoli del debito pubblico (13,4 miliardi di euro), i trasferimenti agli enti territoriali (13,6 miliardi di cui 10,5 trasferiti a Regione Lombardia) e gli stipendi del personale delle amministrazioni dello Stato (5,6 miliardi di euro). Queste voci da sole spiegano oltre l'85% delle spese finali dello Stato in Lombardia».
ANALISI
La nota spiega che dall'analisi delle spese del bilancio dello Stato per missioni emergono alcune conferme sui settori d'intervento. Tra i primi, con esclusione delle spese per il debito pubblico figurano le relazioni finanziarie con le autonomie locali (11 miliardi di euro), l'istruzione scolastica (4,4 miliardi), le spese per il diritto alla mobilità e sviluppo dei sistemi di trasporto (1,8 miliardi), l'istruzione universitaria (1,1 miliardi di euro).  Non figurano, invece, alcuni settori, tra cui la Tutela della salute, finanziata con risorse proprie dal bilancio regionale. 

Ricovero anziani, voucher da 1000 euro ai più bisognosi

Stanziati in Lombardia 10 milioni di euro per ridurre i costi delle rette - Beneficiarie circa 10mila persone

Voucher da 1.000 euro per gli anziani particolarmente gravi ricoverati stabilmente in Rsa (residenze sanitarie assistenziali) per 360 giorni annui. A disposizione, 10 milioni di euro. Destinatarie, circa 10.000 persone residenti in Lombardia. È quanto prevede una «misura innovativa» della giunta regionale della Lombardia, approvata il 31 luglio 2017 su proposta dell'assessore al welfare Giulio Gallera.
L’intervento è diretto ai ricoverati in tutte le Rsa accreditate e a contratto del territorio, classificati nelle classi Sosia 1 e Sosia 2, sia su posti ordinari sia in Nuclei Alzheimer, per una durata di almeno 360 giorni, nel periodo dal 1° ottobre 2016 al 30 settembre 2017. Queste persone presentano maggiori livelli di fragilità e quindi maggiore bisogno di cura e di risorse.
La delibera regionale si aggiunge a un’intesa raggiunta tra Gallera e i sindacati. «Se il numero degli aventi diritto dovesse essere inferiore a quanto previsto o il finanziamento dovesse essere integrato anche con successivi provvedimenti», ha spiegato l’assessore, le risorse disponibili saranno assegnate, «tramite un voucher di valore pari a quello dei primi beneficiari, alle persone ricoverate in Rsa - sempre relativamente al periodo dal 1 ottobre 2016 al 30 settembre 2017 - anche per una durata inferiore ai 360 giorni, con modalità progressive comunque non al di sotto dei 180 giorni. In caso di periodo identico prevale la maggiore età dell'ospite». 

Epatite B cronica, in Lombardia al via progetto di nuovo farmaco

Per la sua realizzazione disponibili 5,6 milioni di euro

Un altro passo avanti verso la cura definitiva dell'epatite B cronica in Lombardia. A Milano, l’11 luglio 2017, l'assessore regionale all'università, ricerca e open innovation, Luca Del Gobbo, e il presidente di Promidis srl, Pietro Di Lorenzo, hanno siglato un accordo per la realizzazione di farmaci innovativi.
Il progetto vede in campo Promidis Srl, Istituto Nazionale di Genetica Molecolare, Ospedale San Raffaele, Università degli Studi di Milano, Policlinico San Matteo. L’investimento complessivo è di 5,6 milioni di euro e il contributo regionale di 3,3 milioni di euro.
Nell’epatite B il virus HBV intacca pericolosamente il fegato e il 5 per cento degli adulti e oltre il 50 dei bambini al di sotto dei 5 anni infettati diventano malati cronici.
DAL 2009 AL 2015 SPESA SANITARIA RADDOPPIATA
«I malati - ha sottolineato l'assessore - devono assumere farmaci per tutta la vita e questo significa costi elevatissimi per il sistema sanitario e la non certezza di ridurre il rischio del cancro al fegato. Su scala mondiale sono 300 milioni le persone affette, di cui 1 milione muore ogni anno. Dal 2009 al 2015 la spesa sanitaria per la cura dell'epatite B, in Lombardia, è passata da 12 a 24 milioni di euro».
Gli "Accordi per la ricerca e l'innovazione" sono stati introdotti con la legge 29/2016. Loro cardini sono l’abbandono della logica dei vecchi bandi e l’opzione della negoziazione tra le parti rispetto a elementi tecnici, tempi, risorse e modalità di compartecipazione a un progetto comune. Su questa misura Regione Lombardia ha scelto 32 progetti su un totale di 90 presentati e stanziato 106 milioni di euro a fondo perduto. Uno tra questi è il progetto per la realizzazione del nuovo farmaco contro l’epatite B. 

Bormio, nuova sistemazione per il ricovero austro-ungarico rinvenuto sul Monte Scorluzzo

Sarà sistemato nell'ex Caserma Pedranzini – Progetto per complessivi 2,6 milioni di euro
Bormio,museo Grande guerra

Il ghiaccio ha conservato perfettamente gli oggetti contenuti: fucili e pugnali, munizioni, vettovaglie, bottiglie di grappa e di cognac, persino cartoline. È il ricovero austro-ungarico rinvenuto a Valdisotto (Sondrio) nei pressi della cima del Monte Scorluzzo e rimasto esattamente così come l'aveva lasciato l'ultimo soldato imperiale nel novembre di cent'anni fa.
La costruzione verrà trasferita nell'ex caserma Pedranzini di Bormio, dove sarà visitabile dal grande pubblico. Lo prevede una delibera approvata il 30 ottobre 2019 dalla giunta regionale su proposta degli assessori Massimo Sertori (montagna) e Stefano Bruno Galli (cultura e autonomia), che formalizza l'adesione di Regione Lombardia all'accordo di programma (Adp) con Parco Nazionale dello Stelvio (ente capofila), Comunità Montana Alta Valtellina, Comuni di Bormio, Valdidentro, Valdisotto, Valfurva.

PROGETTO
L'ex Caserma Pedranzini, collocata nel cuore di Bormio e di proprietà dei quattro comuni dell'Alta valle, verrà adattata a ospitare il ricovero con uno stanziamento complessivo di 2,6 milioni di euro, di cui 1,7 milioni di euro da parte di Regione Lombardia e il restante da parte del Fondo comuni di confine e da risorse europee 2014-2016. «Il rinvenimento del ricovero austro-ungarico in cima al Monte Scorluzzo - ha commentato l'assessore Galli – è una scoperta di grandissima importanza per la ricostruzione particolareggiata della vita al fronte lombardo nella Grande Guerra»,
Il recupero rientra in un più ampio progetto di valorizzazione delle vicende storiche occorse durante la grande guerra sulle montagne del Gruppo Ortles-Cevedale. «Arricchirà - ha spiegato Sertori - il suo naturale museo a cielo aperto, costituito dalle tante testimonianze della Grande Guerra sulle montagne, con un nuovo anello di quel museo diffuso della Grande Guerra, sito in tante altre realtà espositive presenti nel territorio dell'Alta Valtellina, dal Museo civico di Bormio al Museo vallivo di Valfurva, dal Forte Venini di Oga al Museo storico Donegani del Passo dello Stelvio e, nelle aree limitrofe, dal Forte Montecchio Nord a Colico al Museo della Guerra Bianca in Adamello a Temù, in Alta Valle Camonica». 

Lago Maggiore, checkup della Goletta dei Laghi in Lombardia e Piemonte

Sulla sponda varesina i torrenti Acquanegra, Monvallina, Bardello e Boesio continuano a trasportare reflui non depurati – Il peggioramento dei punti piemontesi accentuato dal meteo degli ultimi giorni

«La situazione del Lago Maggiore, così come quella del Ceresio e del Varese, è frutto dei ritardi con cui in provincia di Varese si è dato corso alla costituzione dell'ATO e alla lentezza con cui i diversi gestori stanno mettendo in condivisione le infrastrutture per arrivare ad una amministrazione unica delle acque. Una situazione paradossale e imbarazzante che purtroppo riguarda non solo i laghi, ma anche i fiumi. Così, mentre sul Ceresio le amministrazioni comunali hanno trovato nell'unità di intenti un modello condiviso per proporre soluzioni per il risanamento delle acque, sul Maggiore da troppi anni si assiste all'inesorabile inquinamento dei torrenti Acquanegra, Monvallina, Bardello e Boesio, tutti affluenti del Verbano, che trasportano reflui non depurati anche dai comuni dell'entroterra».
Così il 12 luglio 2017 a Varese Alberto Minazzi, coordinatore dei circoli del Varesotto di Legambiente, ha commentato i risultati dei monitoraggi di Legambiente sulla sponda lombarda del Lago Maggiore. Presenti Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, Valentina Minazzi, presidente del circolo di Varese, e Stefania Di Vito, responsabile delle attività scientifiche di Goletta dei Laghi, oltre a esponenti di vari enti del territorio.

CAMPAGNA 2017
I campionamenti sono stati effettuati l’8 e 9 luglio sulle due sponde del lago Maggiore e sono stati presentati - l’11 luglio - ad Arona e - il giorno seguente - a Varese. L’equipaggio del Cigno Azzurro ha rilevato, nella zona piemontese, 7 punti inquinati su 9 e, in quella lombarda, 5 su 7.
La Goletta dei laghi prende in esame le foci di fiumi e torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che si trovano lungo le rive dei laghi, punti spesso segnalati dai cittadini attraverso il servizio SOS Goletta (scrivendo a sosgoletta@legambiente.it oppure chiamando 349/4597928). «Quello di Legambiente è un campionamento puntuale che non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, né pretende di assegnare patenti di balneabilità, ma restituisce comunque un'istantanea utile per individuare i problemi e ragionare sulle soluzioni» precisa Barbara Meriggetto.
SPONDA LOMBARDA
Sulla sponda lombarda, come già nelle passate edizioni di Goletta dei Laghi, sono risultati “fortemente inquinati” i campioni prelevati a Germignaga, Laveno Mombello, Brebbia e Ispra.
Ad Angera nel torrente presso l’Oasi Bruschera sono state riscontrate cariche batteriche tali da determinare un giudizio di “inquinato”, contrariamente agli ultimi due anni di monitoraggi che avevano attestato una condizione entro i limiti di legge. Rientrano, invece, nei parametri della normativa i campioni prelevati a Laveno Mombello - sul lungo lago presso lo scarico Perabò all’altezza della spiaggia di Cerro - e a Monvalle alla foce del torrente Monvallina.
SPONDA PIEMONTESE  
Nella provincia di Novara i campioni prelevati hanno mostrato cariche batteriche al di sopra dei limiti di legge a Dormelletto, alla foce del rio Arlasca,  presso lo scarico del depuratore e in corrispondenza della stazione di sollevamento presso Via Oberdan, contrariamente a quanto rilevato nella passata edizione;  ad Arona  in corrispondenza di corso Marconi 93  e sul lungolago Caduti di Nassiriya presso scarico fognario (Rio San Luigi).  Rientra,  invece, nei livelli consentiti dalla normativa l’acqua  prelevata a Lesa in corrispondenza di via Vittorio Veneto, confermando quanto registrato  nel 2016.

Nella provincia di Verbania-Cusio-Ossola sono Stresa e Verbania a segnare il  risultato peggiore, presso lo sfioratore di piazza Marconi e la foce del fiume Toce. Entrambi i punti sono risultati “fortemente inquinati” secondo i rilievi dei biologi di Goletta.
Rientra nei limiti di legge, come nella passata edizione della campagna, la foce del torrente San Bernardino a Verbania.
«Quest’anno ci troviamo di fronte a dati che raccontano un peggioramento delle condizioni di inquinamento da batteri fecali nel lago Maggiore sulla  sponda piemontese rispetto alla passata edizione, complici le condizioni meteorologiche degli ultimi giorni» ha dichiarato Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta. «Non abbassiamo, però, la guardia e torniamo a ribadire la necessità di intervenire per migliorare le condizioni croniche del fiume Toce a Verbania e dello sfioratore di piazza Marconi a Stresa, che risultano fortemente inquinati. Un’attenzione particolare va posta al torrente Vevera ad Arona, dove, nonostante il  cartello di divieto, l’area  è  molto frequentata da bagnanti».
MICROPLASTICHE
Per il secondo anno il campionamento di Goletta dei Laghi ha riguardato anche il monitoraggio delle microplastiche. I dati raccolti verranno elaborati nei laboratori di Enea – l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – e presentati in autunno.
L’indagine condotta nel 2016 ha registrato nel lago Maggiore una densità media di oltre 39mila particelle per chilometro quadrato. I campionamenti si sono concentrati nella parte meridionale del bacino, individuando cinque stazioni per un totale di 7 calate della manta.
La maggiore densità di particelle su chilometro quadro è stata riscontrata nel transetto tra Dormelletto, Arona e Angera, porzione del lago, che subisce la presenza del torrente Vevera (mostra una situazione d’inquinato cronico dalle analisi di Goletta dei Laghi, a causa di problemi di depurazione delle acque fognarie).
L’indagine del 2016 sull’inquinamento da microparticelle di plastica ha registrato una presenza media di 40.396 particelle per chilometro quadrato nelle acque di tutti i bacini esaminati, nonostante le loro diversità morfologiche ed ecosistemiche.

RISULTATI MONITORAGGIO 2017 NEL LAGO MAGGIORE
I prelievi vengono eseguiti dalla squadra di tecnici di Legambiente e i campioni per le analisi microbiologiche sono conservati in barattoli sterili in frigorifero, fino al momento dell'analisi, che avviene nel laboratorio mobile entro le 24 ore dal prelievo. Come da normativa, "il punto di monitoraggio è fissato dove si prevede il maggior afflusso di bagnanti o il rischio più elevato di inquinamento in base al profilo delle acque di balneazione". I parametri presi in considerazione sono gli stessi previsti per i controlli sulla balneazione in base al Decreto Legislativo del 30 maggio 2008 n° 116.
LOMBARDIA (Provincia Varese): inquinati 5 punti su 7
*GERMIGNAGA, foce canale presso Lido comunale, fortemente inquinato;
*LAVENO MOMBELLO, foce torrente Boesio, fortemente inquinato;
*LAVENO MOMBELLO, Lago, presso scarico lungolago Perabò, spiaggia di Cerro, entro i limiti;
*MONVALLE, foce torrente Monvallina, entro i limiti;
*BREBBIA, foce torrente Bardello, fortemente inquinato;
*ISPRA, foce torrente Acqua Negra, fortemente inquinato;
*ANGERA, torrente presso Oasi Bruschera, inquinato.
PIEMONTE: inquinati 7 punti su 9
*VERBANIA (Vco), foce torrente San Bernardino, entro i limiti;
*VERBANIA (Vco), foce fiume Toce, fortemente inquinato;
*STRESA (Vco), Lago, presso sfioratore piazza Marconi, fortemente inquinato;
*LESA (No), Lago, in corrispondenza di via Vittorio Veneto 31, entro i limiti;
*ARONA (No), Lago, in corrispondenza di corso Marconi 93, inquinato;
*ARONA (No), Lungolago Caduti di Nassiriya presso scarico fognario (Rio San Luigi), inquinato;
*ARONA (No), Foce torrente Vevera, presso lido (via De Gasperi) Inquinato
*DORMELLETTO (No), Foce rio Arlasca (scarico depuratore) Inquinato
*DORMELLETTO (No), Lago, in corrispondenza della stazione di sollevamento presso via Oberdan, inquinato.
**Legenda:
-INQUINATO: Enterococchi intestinali maggiore di 500 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 1000 UFC/100ml;
-FORTEMENTE INQUINATO: Enterococchi Intestinali maggiore di 1000 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 2000 UFC/100ml. 

(Altre sull'argomento in Sezione Cronache)

INTERVENTO - Legnano ricorda i deportati della retata nazifascista del '44 alla Franco Tosi

INTERVENTO - Era la mattina del 5 gennaio 1944. Da alcune settimane alla Franco Tosi di Legnano, grossa e antica fabbrica metalmeccanica produttrice di turbine, nella quale lavoravano oltre 5000 persone, c’era molto fermento. Era in corso un'importante trattativa per l'equiparazione dei salari a quelli di altri stabilimenti lombardi, per l'aumento della razione di pane e per la mensa. Dopo alterni momenti in cui sembrava che le trattative andassero in porto, la mattina del 5 gennaio gli operai della Franco Tosi si raccolsero nel corrile per parlare della loro lotta, e una volta saputo della totale chiusura della direzione aziendale, occuparono gli uffici dei dirigenti. Di questo venne immediatamente informato il generale delle SS Otto Zimmermann, cui era stata affidata la repressione degli scioperi nell’Alta Italia. Nel pomeriggio dello stesso giorno due camion pieni di SS varcarono il cancello della Franco Tosi. Nel piazzale centrale erano radunati migliaia di operai. Reparti fascisti si erano invece collocati all’esterno della fabbrica a presidiare gli ingressi.
Improvvisamente le SS scendono dai camion e puntano le mitragliatrici contro i manifestanti. Con un altoparlante ordinano ai lavoratori di ritornare in fabbrica. Nessuno si muove. Il comandante ordina il fuoco ma le raffiche fortunatamente non fanno né morti né feriti. Subito dopo scatta la caccia ai rappresentanti sindacali e ai più noti lavoratori antifascisti; i tedeschi sperano di mettere fine agli scioperi iniziati nel marzo dell’anno precedente. Vengono arrestati una sessantina di lavoratori e portati nel carcere di San Vittore. Nella notte reparti tedeschi e fascisti arrestano anche alcuni antifascisti legnanesi. Alla fine vengono trattenuti nove lavoratori, quasi tutti appartenenti alla Commissione Interna, che vengono mandati prima a Fossoli, poi a Mauthausen l’11 marzo ’44, dove vengono classificati come prigionieri politici. Sette di loro muoiono di fame, lavoro forzato e malattie, uno solo sopravvive.
Il 18 gennaio, come ogni anno ininterrottamente dal 1945, Legnano ha reso onore a Carlo Ciapparelli, Pericle Cima,  Alberto Giuliani. Carlo Grassi, Francesco Orsini, Angelo Santambrogio, Ernesto Luigi Venegoni, Antonio Vitali. E ovviamente sono stati ricordati anche Paolo Arturo Cattaneo e Natale Morandi che riuscirono a far ritorno a casa, e tutti i caduti della Franco Tosi che hanno partecipato alla lotta di Liberazione.
La cerimonia si è aperta con la fermata dei lavori, poi alle 9.30 le lavoratrici e i lavoratori della Tosi si sono radunati in reparto, dove hanno ascoltato i discorsi ufficiali. E' poi partito un corteo che ha attraversato le vie cittadine fino al cimitero, dove davanti alle tombe vuote dei deportati ha parlato il presidente dell'Anpi di Legnano Luigi Botta. A commemorare la memoria dei caduti, insieme a un rappresentante della Rsu, ad alcuni studenti e al sindaco di Legnano Alberto Centinaio, il segretario generale della Cgil Susanna Camusso in veste di oratore ufficiale.
Cgil Lombardia

Disturbi apprendimento, nuove misure di prevenzione

Varata legge regionale della Lombardia per l'individuazione precoce di dislessia, disgrafia e discalculia

Prevenire i disturbi dell’apprendimento e individuare precocemente i segnali di dislessia, disgrafia e discalculia, che riguardano circa il 4% dei bambini. A questi obiettivi è finalizzata la legge di Prevenzione Dsa, approvata il 22 ottobre 2019 all’unanimità (una sola astensione) dal Consiglio regionale della Lombardia.
Ufficio Scolastico regionale e Regione Lombardia concorderanno come organizzare una progettazione condivisa, mirata e competente con interventi congiunti a livello sia scolastico sia sanitario, attraverso la costruzione di una rete e di una filiera virtuosa.
Precise anche le risorse previste. Nel biennio 2020/2021, per ciascun anno, saranno stanziati 200 mila euro per le iniziative di informazione e sensibilizzazione, 50 mila euro per la formazione del personale docente e altri 50 mila a favore delle famiglie per l'acquisto di strumenti tecnologicamente avanzati. Nel 2019, inoltre, saranno stanziati cinque milioni di euro per interventi sanitari, calcolati sulla base dell’analisi dei dati del flusso che registra le prestazioni di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza.
In ragione delle caratteristiche del disturbo, la legge si pone anche l’obiettivo di filtrare gli accessi in neuropsichiatria infantile dei bambini con Dsa, monitorando le situazioni e lavorando con un approccio multidisciplinare e integrato a livello di intervento pedagogico. Va aggiunto che l'assemblea ha anche approvato un ordine del giorno del Partito Democratico (primo firmatario Gian Antonio Girelli), con cui si invita la giunta regionale a sostenere semplificazione e tempi celeri di certificazione del disturbo.  

Dote sport, aperto il bando da 2 milioni

Destinatari i minori tra 6 e 17 anni residenti in Lombardia - Domande fino al 31 ottobre

In Lombardia dal 18 settembre si potrà di nuovo presentare fino al 31 ottobre 2017 domanda per la dote sport per evitare l'abbandono della pratica motoria. A disposizione ci sono 2 milioni di euro. Il 10 per cento delle risorse sarà destinato ai disabili.
Destinatari sono i minori compresi tra 6 e 17 anni, appartenenti a famiglie in cui almeno uno dei due genitori, o il tutore, sia residente in Lombardia da non meno di cinque anni consecutivi. Si richiede un Isee ordinario o Isee minorenni in corso di validità e di valore non superiore ai 20.000 euro. Per le famiglie che hanno un figlio minore con disabilità l'Isee non deve superare i 30.000 euro.
I ragazzi dovranno frequentare, tra settembre 2017 e giugno 2018, un corso o un'attività sportiva. Nel 2016 ben 10.573 famiglie (di cui 610 con un figlio disabile) hanno potuto usufruire della Dote.

DOTE E ATTIVITÀ SPORTIVE
La Dote Sport varia da 50 a 200 euro e consente di pagare corsi o attività sportive che prevedano quote di iscrizione e/o frequenza; abbiano una durata continuativa di almeno sei mesi; siano tenuti da associazioni e società sportive dilettantistiche iscritte ai registri Coni e/o Cip o affiliate a diverse federazioni sportive.
La domanda va presentata online (sito www.siage.regione.lombardia.it) ed è, in questa fase, un'autocertificazione senza cioè documenti da presentare. Necessarie però l'attestazione Isee in corso di validità e la preiscrizione o iscrizione al corso sportivo scelto per il figlio. 

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