Edizione n.13 di mercoledì 17 aprile 2019

Prima pagina

INTERVENTO - Legnano ricorda i deportati della retata nazifascista del '44 alla Franco Tosi

INTERVENTO - Era la mattina del 5 gennaio 1944. Da alcune settimane alla Franco Tosi di Legnano, grossa e antica fabbrica metalmeccanica produttrice di turbine, nella quale lavoravano oltre 5000 persone, c’era molto fermento. Era in corso un'importante trattativa per l'equiparazione dei salari a quelli di altri stabilimenti lombardi, per l'aumento della razione di pane e per la mensa. Dopo alterni momenti in cui sembrava che le trattative andassero in porto, la mattina del 5 gennaio gli operai della Franco Tosi si raccolsero nel corrile per parlare della loro lotta, e una volta saputo della totale chiusura della direzione aziendale, occuparono gli uffici dei dirigenti. Di questo venne immediatamente informato il generale delle SS Otto Zimmermann, cui era stata affidata la repressione degli scioperi nell’Alta Italia. Nel pomeriggio dello stesso giorno due camion pieni di SS varcarono il cancello della Franco Tosi. Nel piazzale centrale erano radunati migliaia di operai. Reparti fascisti si erano invece collocati all’esterno della fabbrica a presidiare gli ingressi.
Improvvisamente le SS scendono dai camion e puntano le mitragliatrici contro i manifestanti. Con un altoparlante ordinano ai lavoratori di ritornare in fabbrica. Nessuno si muove. Il comandante ordina il fuoco ma le raffiche fortunatamente non fanno né morti né feriti. Subito dopo scatta la caccia ai rappresentanti sindacali e ai più noti lavoratori antifascisti; i tedeschi sperano di mettere fine agli scioperi iniziati nel marzo dell’anno precedente. Vengono arrestati una sessantina di lavoratori e portati nel carcere di San Vittore. Nella notte reparti tedeschi e fascisti arrestano anche alcuni antifascisti legnanesi. Alla fine vengono trattenuti nove lavoratori, quasi tutti appartenenti alla Commissione Interna, che vengono mandati prima a Fossoli, poi a Mauthausen l’11 marzo ’44, dove vengono classificati come prigionieri politici. Sette di loro muoiono di fame, lavoro forzato e malattie, uno solo sopravvive.
Il 18 gennaio, come ogni anno ininterrottamente dal 1945, Legnano ha reso onore a Carlo Ciapparelli, Pericle Cima,  Alberto Giuliani. Carlo Grassi, Francesco Orsini, Angelo Santambrogio, Ernesto Luigi Venegoni, Antonio Vitali. E ovviamente sono stati ricordati anche Paolo Arturo Cattaneo e Natale Morandi che riuscirono a far ritorno a casa, e tutti i caduti della Franco Tosi che hanno partecipato alla lotta di Liberazione.
La cerimonia si è aperta con la fermata dei lavori, poi alle 9.30 le lavoratrici e i lavoratori della Tosi si sono radunati in reparto, dove hanno ascoltato i discorsi ufficiali. E' poi partito un corteo che ha attraversato le vie cittadine fino al cimitero, dove davanti alle tombe vuote dei deportati ha parlato il presidente dell'Anpi di Legnano Luigi Botta. A commemorare la memoria dei caduti, insieme a un rappresentante della Rsu, ad alcuni studenti e al sindaco di Legnano Alberto Centinaio, il segretario generale della Cgil Susanna Camusso in veste di oratore ufficiale.
Cgil Lombardia

«Parlamento come palcoscenico, fragilità sociale sacrificata ai forti»

È «l’amaro ritratto di una società allo specchio» fatto dall’Università dell’Insubria – Secondo l’indagine degli studenti del corso di Comunicazione Pubblica e Istituzionale, dilaga il dissenso verso l’operato di istituzioni, politici, sindacati e imprenditori
indagine Uninsubria

Parlamentari inadeguati al ruolo ed eccessivamente retribuiti. Sindacati lontani dalle nuove generazioni e ancora struttura ideologica e poco democratica. Europa, Stato e Regioni sfiorati a malapena dal consenso… E, dall’altro lato, una società normale e paziente, che respinge guerra e terrorismo e non soffre l’ebbrezza del cellulare e del web.
Questi, a grandi linee, il profilo e il rapporto dell’italiano – o più precisamente del lombardo - d’oggi con istituzioni e società secondo un’indagine sociale dell’Università degli Studi dell’Insubria. La ricerca è stata condotta da quaranta studenti del corso di studi di Comunicazione Pubblica e Istituzionale ed è stata coordinata dal professore Franz Foti in collaborazione con i dottori Mauro Carabelli e Gennaro Scarpato.
CAMPIONE E TEMI DELL’INDAGINE
A oltre 600 cittadini (55% donne, 45% uomini) provenienti dall’area varesotta (circa il 70%) e dalle città di Milano, Lodi, Cremona, Monza Brianza, Como (30%) è stato sottoposto un questionario su quattro temi: politica e istituzioni; crisi economica e sociale; cultura e società; preferenze e aspettative.
Il campione degli interpellati aveva un’età compresa tra: 18/24 anni 38%; 25/44, 32%; 45/64,26%; 65 e oltre 4%. Quanto a composizione professionale e sociale, gli studenti erano 31%, gli impiegati 34%, gli operai 12%, i liberi professionisti 11%, i disoccupati 8%, i pensionati 4%.
POLITICA E ISTITUZIONI
Impressionante ma non sorprendente il diffuso rifiuto di politica e istituzioni. «Quasi metà del campione non avverte la vicinanza di nessuna istituzione e per il 60% nemmeno alcuna figura istituzionale a parte il sindaco, che spunta un risicato 25%. Europa, Stato e Regioni sono ai minimi storici, ovvero intorno all’8% di consenso».
Così a Varese l’8 gennaio gli studenti Federico Moretti, Francesca Bianchi, Federica Carlomagno hanno introdotto la presentazione del sondaggio.
Sul comportamento dei parlamentari il giudizio è emerso ancora più tagliente. Solo l’1% del campione sostiene la sobrietà del loro comportamento e l’adeguatezza del loro ruolo in questa fase di crisi. La mano si fa più pesante quando si tratta delle loro retribuzioni: il 41% pensa che siano eccessive e nel 31% dei casi si sostiene che scambiano il parlamento per un palcoscenico.
SFIDUCIA IN IMPRENDITORI E SINDACATI
Delusione e sfiducia marcano le attese riguardo alla crisi economica e sociale. Sia il Parlamento sia le imprese medio grandi lavorano per aiutare i più deboli e per il bene comune solo – rispettivamente - per l’1% e il 2% dei cittadini interpellati.
«Tutto l’agire è orientato a favorire i forti a discapito della fragilità sociale» è la sintesi degli umori raccolti dall’indagine. E la scure del consenso si abbatte anche sui sindacati: non aiutano il governo a risolvere la crisi, non difendono tutti allo stesso modo, sono lontani dalle nuove generazioni e operano ancora come struttura ideologica e poco democratica.
PIEDI PER TERRA
Il barometro punta al bello solo quando gli interpellati rispondono su cultura e società. Emerge allora una società che concentra la sua esistenza su salute, affetti e lavoro come elemento di sicurezza sociale. Il profilo - secondo gli analisti – è quello di un popolo normale e paziente, attento all’umanitarismo sociale di Madre Teresa di Calcutta e al pacifismo e alla centralità dei diritti civili richiamati da Nelson Mandela, Martin Luther King e Gandhi.
Gli interpellati desiderano un’esistenza felice nell’ordinarietà del quotidiano, accettano un lavoro anche se poco retribuito, respingono guerra e terrorismo. Al cinema e nella lettura amano gli eroi popolari Batman e l’Uomo Ragno, preferiscono il giallo e l’immaginazione, senza disdegnare l’impegno sociale di Primo Levi e il fantasy di J.K. Rowling con Harry Potter. Si tratta insomma di un popolo con i piedi ben piantati per terra, che non soffre l’ebbrezza del cellulare e del web.
PRETI SPOSATI SÌ, SUORE NO
Un quadro contraddittorio di apertura e pregiudizi viene, invece, fuori da preferenze e aspettative.
Nelle relazioni interpersonali le scelte mettono al primo posto l’intelligenza, la spiccata personalità e la dolcezza, quasi a manifestare un bisogno di ripristinare il pensiero, punto di forza della nostra cultura italiana.
Orientamento non altrettanto coerente e omogeneo anima le aspettative sull’evoluzione che sta attraversando la Chiesa.
Il pensiero va alla figura di Papa Francesco nella sua dimensione rivoluzionaria tesa al cambiamento e al superamento del conservatorismo di taluni prelati. Nel questionario inoltre affiorano pronunciamenti a favore della possibilità che i preti possano sposarsi e della concessione della comunione ai divorziati. Verso le suore, circa la possibilità di sposarsi e poter diventare sacerdoti, emerge invece una netta avversione. «Solo il 6% del campione lo consentirebbe» annotano gli analisti.
«QUADRO PREOCCUPANTE»
Quale è, alla fine, la situazione che si può ricavare dall’indagine? Ecco la valutazione del professore Franz Foti:
«Dai risultati dell’indagine sembra emergere un quadro con seri elementi di preoccupazione per la tenuta democratica del Paese. Ma accanto a questo campanello d’allarme si possono leggere risultati che segnalano ancora un forte senso di civiltà, un bisogno disperato di cambiamento in tutti gli ambiti istituzionali e decisionali di rilievo, pur nella repulsione verso l’operato dei poteri che non contemplano i veri bisogni sociali, il bene comune.
«Emerge la necessità di offrire nuovi orizzonti alla società del presente e alle nuove generazioni all’insegna di un’etica trasparente e risoluta, senso della giustizia sociale e spinta solidale. Al di fuori di questi confini pressanti si ripropone la corruzione, il degrado morale e il disfacimento della nostra civiltà».
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Nella foto (da sinistra): Federica Carlomagno, Francesca Bianchi, Franz Foti e Federico Moretti. 

I baci della vita

Parlare di leggerezza può essere fuorviante. E' subito da dire che leggerezza qui non significa facilità, nemmeno spensieratezza, bensì ariosità. Non si può non esserne presi. Accostandosi a Trilogia dei baci (farfalle Marsilio), si capta subito questa leggerezza speciale che si stende, si srotola anzi, secondo un approccio di scrittura capace di staccarsi senza essere distaccato, di commuoversi senza lacrimare. E' anche materna verso sé stessa - la sé stessa che narra - e verso la propria creatura - il romanzo - la scrittrice Gabriella Imperatori come riesce a essere chi abbia a lungo con calma girato la sabbia dentro il setaccio. La sensazione che si trae leggendo è analoga a quella che produce uno psicologo. Si entra nello studio, si cerca di tirar fuori i propri problemi; l' altro, se è bravo, sarà impercettibile, sarà lieve. Eppure, una volta a casa, scopriremo che nel nascosto nostro io-mondo è stato condotto un lavoro profondo e si è andati oltre tante staccionate autodifensive.
Veneziana che vive a Padova, giornalista, saggista, alle spalle testi teatrali, una guida sociologico-giuridica, più romanzi, Gabriella Imperatori usa i talenti dell'esperienza e quelli d'una creatività fluida. La parola è esatta ma non puntigliosa; il periodare è composito ma limpido; l' analisi è minuta, senza attanagliare. Così si è subito dentro il romanzo, che, partendo dalla giovinezza, indaga un tempo ampio, e accompagna la protagonista, studentessa in collegio, dall'epoca dei baci-non baci, a quella dei baci mendaci, fino alla maturità, quando avanzano i baci d'addio. Lei è Marina “la Rossa”; compagne di soggiorno e di speranze, di esami e di segretezze sono due amiche: Alessandra “la Pia” e Federica “la Longa”. Tutte e tre termineranno l' università durante gli anni Sessanta per seguire diramazioni anche forzate. Dalla famiglia, dalla socialità, dalle proprie stesse attese. Dapprima le vicende quotidiane danno spazio per restarsene in surplace, si bilanciano con la vita immaginata e desiderata; presto arriverà la realtà così com'è: e qualcosa muta, si sgretola. Le aspettative si vanno svuotando, l'amore appare sfuggente o sfuggito, la famiglia non è più culla. Con il salto di anni cambia il linguaggio, che ora è quello di una donna che riannoda i ricordi tra sé e la propria famiglia, l'Istria, il mare-lago (dall'evocatività di poetica), il senso del divenire nel divenire trasmesso (forse) dalla madre. In un fitto parlarsi, in un continuo ripercorrere e riaggiustare le tappe, e le soglie, Imperatori introduce uno dopo l'altro i suoi temi - la guerra, le etnie, l'emigrazione, il rapporto Nord-Sud - e li intreccia con altri più intimisti: le prevaricazioni, la solitudine, l'incomunicabilità, le maschere. Li affronta con introspettività femminile, non facendosene dominare, ma ispezionandoli e porgendoli a chi legge come rifranti da luce e acqua. Ne deriva un gioco di rimandi e sollecitazioni che sono una delle note dominanti e fascinose del romanzo. Intanto le stagioni passano, ne affiorano di nuove. Ma i posti, le genti che hanno dato o tolto vigore all'esistenza, anche le domande senza risposta, non lasciano la mente. Proprio per questo è possibile la pacificazione delle righe conclusive, dopo che la ciclicità ha completato con la morte il suo giro.
Elena Ciuti
--- Gabriella Imperatori, “Trilogia dei baci”, Marsilio Editore (2004), pagine 248.

Varese, un pianoforte nella hall dell’ospedale

Inaugurato da Memo Remigi lo strumento musicale donato dalla Fondazione Circolo della Bontà – È a disposizione di chiunque, sapendolo suonare, desideri condividere il proprio talento con i pazienti e i loro familiari
MIfasol bene
mifasol bene, presentazione

A Varese, d'ora in poi, la hall dell’ospedale di Circolo si trasformerà nei fine settimana in Music Hall grazie a un pianoforte, di fabbricazione austriaca, messo a disposizione di chiunque, avendo talento, desideri donarlo ai pazienti e a loro familiari. Lo ha acquistato la Fondazione Il Circolo della Bontà Onlus e, giovedì 21 marzo 2019, lo ha inaugurato - come padrino e testimonial dell'iniziativa “Mi-Fa-Sol Bene” - il cantante Remo Remigi.
Voluta la scelta del primo giorno di primavera come cornice della presentazione della proposta, lanciata dal direttore generale dell'Asst Sette Laghi, Gianni Bonelli, e raccolta senza esitazioni dal presidente del sodalizio Gianni Spartà. «La musica cura il corpo e lo spirito specialmente in luoghi dove la scienza si coniuga necessariamente con l’attenzione ai valori fondamentali dell’esistenza, in una parola all’umanesimo» ha dichiarato Spartà. «Grazie a scuole di musica di Varese e Barasso, a singoli professionisti, docenti e allievi che ci hanno consentito di mettere a punto un calendario di appuntamenti da subito. Il 21 maggio prossimo, prima di esibirsi al teatro Openjobmetis con la sua Premiata Forneria Marconi, Flavio Premoli suonerà nella hall dell’ospedale per i pazienti. Cercavamo donatori di musica ne abbiamo trovati di eccellenti. Ma il piano è di tutti quanti desiderino mettere in Circolo la loro passione».
La donazione del pianoforte è solo l'ultima delle iniziative realizzate dalla Fondazione Il Circolo della Bontà Onlus dalla sua origine. Dal 2011 a oggi, come ha ricordato il direttore Gianni Bonelli, la Fondazione è scesa molte volte in campo a fianco degli ospedali varesini raggiungendo risultati che vanno dai televisori in tutte le camere al wifi per i degenti, dalla biblioteca alle carrozzine a gettone, al servizio di accoglienza. «L’iniziativa odierna – ha aggiunto - non fa altro che confermare una sinergia collaudata e che farò di tutto per implementare ulteriormente. I progetti non mancano e spero che a breve potremo dare notizia di nuovi importanti progetti che realizzeremo insieme».

Bruxelles, nasce la Procura europea

Suo compito sarà - per ora - quello di tutelare meglio il denaro dei contribuenti – All’orizzonte un ampliamento dei poteri anche contro i reati di terrorismo transfrontaliero

Iniziativa di portata storica a Bruxelles. Il 5 ottobre 2017 il Parlamento dell’Unione, a larga maggioranza, ha dato il via libera all'istituzione della Procura europea. Suo obiettivo, tutelare meglio il bilancio dell'UE e il denaro dei contribuenti. E non è tutto. All’orizzonte si profila un ampliamento dei compiti della Procura contro i reati di terrorismo transfrontaliero.
La decisione fa seguito all'orientamento generale concordato a giugno 2017 in sede di Consiglio "Giustizia" da Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Spagna. Ora il Consiglio "Giustizia" può, il 12 ottobre 2017, adottare in via definitiva il regolamento e, da quel momento, altri Stati membri potranno aggiungersi ai 20 membri fondatori.

RUOLO DELLA PROCURA
«La Procura europea aiuterà a tutelare meglio il denaro dei contribuenti dell'UE» hanno dichiarato i Commissari europei al bilancio, il tedesco Günther Oettinger, e alla giustizia, la ceka Veˇra Jourová. Gli organi dell'UE che esistono attualmente, quali l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), non hanno giurisdizione penale negli Stati membri e devono trasmettere i fascicoli agli organi nazionali. Questo può complicare l'esercizio dell'azione penale nei casi transfrontalieri e una loro conclusione in tempi rapidi.
Proprio questo sarà il ruolo della nuova Procura europea: assicurare che chi delinque sia consegnato alla giustizia e che l'importo delle malversazioni sia recuperato molto più rapidamente.
TAPPE SUCCESSIVE
«I delinquenti non conoscono confini ed è giunto il momento di fermarli dotando le procure degli strumenti che permetteranno loro di operare nella dimensione transnazionaleı» hanno aggiunto Oettinger e Jourová.  «Ci rallegra il fatto che 20 Stati membri abbiano già espresso la volontà di unire le forze per tutelare maggiormente il bilancio dell'UE e il denaro dei contribuenti. Esortiamo gli altri Stati membri ad associarsi presto all'iniziativa».
Come annunciato dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker nel discorso sullo stato dell'Unione, la nuova Procura europea può affermarsi come strumento potente di tutela dei cittadini anche al di là dell'attuale competenza sui reati che ledono gli interessi finanziari dell'UE e potrebbe in futuro essere incaricata di perseguire anche i reati di terrorismo transfrontaliero. La Commissione delineerà l'anno prossimo le tappe successive del cammino verso un futuro ampliamento dei compiti della nuova Procura europea. 

Minori stranieri non accompagnati, elenco della Lombardia per tutor volontari

Inizialmente stimato un fabbisogno di almeno mille tutor

Via libera in Lombardia al reclutamento di volontari che si candidino a esercitare gratuitamente la responsabilità genitoriale per i minori già presenti o in ingresso sul territorio nazionale. Sul Bollettino ufficiale di Regione Lombardia (Burl) del 19 luglio 2017 è stato pubblicato l’Avviso aperto ad evidenza pubblica per la selezione, la formazione e l’iscrizione negli elenchi dei tutor volontari previsti dalla legge del 7 aprile 2017.
I candidati dovranno sostenere un colloquio di idoneità. La partecipazione è aperta ai cittadini che abbiano compiuto il 25° anno di età. Non è fissato un termine per la presentazione delle domande. Il facsimile della domanda sarà a breve presente sul portale del Consiglio regionale della pagina dedicata al Garante.
COMPITI E RISORSE
Il bando precisa che i cittadini dovranno non solo farsi carico della rappresentanza giuridica, ma promuovere anche una sorta di “genitorialità sociale” e di cittadinanza attiva, vigilare sul benessere psico-fisico del tutelato, amministrare l’eventuale patrimonio, seguire percorsi formativi, scolastici ma anche di ricongiungimento famigliare dei minori non accompagnati.
Secondo le stime del Garante regionale per l’Infanzia, Massimo Pagani, in prima battuta serviranno almeno mille volontari. «Tra le maggiori criticità – ha aggiunto - c’è sicuramente la previsione delle risorse da parte del Governo: già oggi mancano i fondi per sostenere adeguatamente la formazione dei tutori, ma soprattutto la legge non ha stimato i costi dell’organizzazione e della gestione di questa macchina che coinvolge Regione, Garante, Tribunali ordinari e Tribunali dei minori».

Navigazione laghi lombardi, investimenti per 4,1 milioni

Tra il 2017 e il 2019 saranno realizzati 27 interventi tra pontili e strutture, riqualificazione porti, passeggiate a lago -
Iseo, Montisola. Nel giugno 2016, durante Floating Piers - foto D. Cazzaniga

Adeguamento delle strutture esistenti. Abbattimento delle barriere architettoniche. Riqualificazione e costruzione di nuovi pontili e approdi. Potenziamento dei porti pubblici e di tutte le opere funzionali al demanio lacuale e al suo uso pubblico. Sono le opere che tra il 2017 e il 2019 saranno realizzate sui laghi Maggiore, Comabbio, Monate e Varese, Ceresio, Piano e Ghirla.
Il 17 luglio 2017 la giunta lombarda ha approvato la programmazione degli interventi per lo sviluppo della navigazione turistica e di linea sulle acque interne, della portualità e delle infrastrutture di trasporto nelle annualità 2017-2019. Si tratta di 27 interventi per complessivi 4,1 milioni sul Lario (9), lago Maggiore (6), lago d'Iseo (5), lago di Garda (4) e lago Ceresio (3).
Per le autorità di bacino dei laghi Maggiore, Comabbio, Monate e Varese lo stanziamento regionale ammonterà a 690 mila euro e per le autorità di bacino di Ceresio, Piano e Ghirla a 145 mila.

Ferrovia Lugano-Malpensa, «accordo su una soluzione provvisoria»

Tra Canton Ticino e Lombardia per ora solo “chiarimento positivo” – Impegno comune per chiudere la questione entro il 2018
Lugano-Malpensa

«Accordo su una soluzione provvisoria per partire nei tempi previsti e, nel frattempo, lavoro per una soluzione definitiva - entro la fine del 2018 - che contempli tutte le esigenze di Lombardia e Cantone Ticino». Questo, per Roberto Maroni, il risultato del faccia a faccia del 5 luglio 2017 a Coldrerio (Svizzera) con il presidente del Consiglio di Stato ticinese Manuele Bertoli sulla tratta ferroviaria Lugano-Malpensa.
Il governatore lombardo era accompagnato dagli assessori Alessandro Sorte e Francesca Brianza e ha dichiarato come «il dibattito degli ultimi mesi abbia portato a un chiarimento positivo. Le incomprensioni possono capitare, l'importante è trovarsi e chiarirsi, come abbiamo fatto noi oggi».

MOTIVI DEL CONTENDERE
Le «incomprensioni» hanno toccato i servizi ferroviari sulla tratta della linea S40 (Como-Chiasso-Mendrisio-Varese) verso Malpensa.
Bellinzona accusava l’Italia di voler dirottare il servizio diretto verso Malpensa dalla linea S50 Lugano-Mendrisio-Varese alla S40 Como-Chiasso-Mendrisio-Varese e minacciava lo stop al cofinanziamento da due milioni di euro.
La reazione di Palazzo Lombardia non s’era fatta attendere e non era stata sfumata. «Le dichiarazioni del Consiglio di Stato del Canton Ticino non rispondono al vero» aveva dichiarato il 28 giugno l’assessore ai trasporti Alessandro Sorte e, a conforto delle sue affermazioni, aveva ricordato riferimenti precisi.
«Le modifiche al servizio ferroviario tra Varese e Malpensa rispetto a quanto previsto dall'Intesa del 25 novembre 2011 – spiegava Sorte - sono state discusse e concordate in diversi incontri tecnici tra gennaio e giugno tra il Cantone e la Regione nei quali si è evidenziata l'opportunità di rendere più appetibili i collegamenti con Malpensa, distanziando le corse in maniera più efficiente. Ciò è stato possibile solo prolungando a Malpensa il servizio proveniente da Como, poiché il Cantone non ha acconsentito a ruotare di 30 minuti i propri servizi pur lasciandone le frequenze invariate».
LOMBARDIA: «IMPEGNI ONORATI»
«La Lombardia - aveva aggiunto Sorte - in fase di aggiornamento dell'accordo ha ritenuto di dover attualizzare le previsioni alla mutata situazione odierna. Anziché portare a Malpensa un servizio che parte da Bellinzona, ha proposto di far arrivare nello scalo varesino la linea proveniente da Como per evitare l'inefficienza di avere due treni diretti da Varese a Malpensa a distanza da 5 minuti l'uno dall'altro. In alternativa ha proposto al Cantone di modificare i propri orari di 30 minuti così da rendere più efficiente il sistema. Il Cantone per ora non intende attuarla, pertanto ha accettato la soluzione proposta non mantenendo però l'impegno di cofinanziare il servizio su Malpensa come previsto dall'Intesa. La Regione dal canto suo onora gli impegni assunti nell'Intesa vigente, tanto é vero che ha finanziato l'acquisto di treni bitensione dedicati al servizio e non viene meno all'impegno di finanziare il servizio su Malpensa».
RISPETTO ACCORDO 2011
Basterà il «chiarimento positivo» di Coldrerio a chiudere definitivamente lo scontro tra Milano e Bellinzona? Per ora, è solo armistizio. Le spinte locali sono forti, ma comune appare tuttavia l’interesse al decollo del collegamento diretto tra Bellinzona/Lugano e Varese/Malpensa.
Toccherà ai tecnici trovare elementi per un compromesso e, naturalmente, ai politici alzare lo sguardo oltre il proprio recinto. Per arrivare al prolungamento della S50 fino a Malpensa, ci sono da risolvere varie altre questioni. Prima fra tutte, bisogna risolvere le interferenze con il Piemonte lavorando sugli orari. «Per farlo – ha precisato Maroni - ci vogliono più di sei mesi di tempo e il coinvolgimento di Rfi e Regione Piemonte».
L'obiettivo temporale è entro la fine del 2018. «L'impegno preso nel 2011 - ha concluso Maroni – viene confermato. Bisogna solo intervenire sul piano tecnico per risolvere alcuni problemi, cosa che siamo tutti impegnati a fare e sono certo che ci riusciremo». 

Statale 38 dello Stelvio, a Morbegno abbattuto il diaframma della galleria “Paniga”

I lavori saranno ultimati entro dicembre 2017
Valtellina, Tirano

In Valtellina un altro passo nello snellimento del traffico sulla strada statale 38 dello Stelvio. A Morbegno, lunedì 14 novembre, è stato abbattuto il diaframma della galleria 'Paniga', che costituisce il tronco più importante della variante di Morbegno.
Alla cerimonia erano presenti il sottosegretario di Regione Lombardia Ugo Parolo e rappresentanti di Anas, Provincia di Sondrio, Bim e Camera di Commercio. «La strada sarà aperta alla circolazione nel dicembre 2017, perché c'è un lavoro in corso sette giorni su sette, animato peraltro dall'orgoglio dei Valtellinesi di fare quest'opera». Lo ha annunciato Parolo, che ha ringraziato Anas e impresa appaltatrice.
Per la realizzazione dei lavori il territorio ha messo a disposizione circa 90 milioni di euro. Secondo Parolo, «l’opera è attualmente la più importante della Lombardia e ha un valore strategico a livello nazionale, tanto da essere inserita nel Contratto di programma di Anas».
Sul fronte della viabilità, in Valtellina sono in corso anche altri interventi di notevole rilievo. Due in particolare, frutto della collaborazione con Anas, rivestono un'importanza strategica per l’intera provincia di Sondrio.
Uno è la variante di Santa Lucia, che velocizzerà e snellirà il traffico da Bormio a Livigno e sarà aperta entro i primi giorni di dicembre. L’altro è la strada della Valchiavenna, dove sono in corso, in località Pozzo di Riva, i lavori di messa in sicurezza. Entrambe le opere, frutto della collaborazione con Anas, rivestono un'importanza strategica per il territorio della provincia di Sondrio. 

Valli del Verbano, impianti anticollisione tra fauna selvatica e auto

Innovativi sistemi sonori saranno installati sulle strade del territorio montano
roadkill

Tra il 1995 e il 2005 ha provocato in Italia 150 vittime. Alla sola Regione Lombardia costa circa 300.000 euro l’anno. Ogni anno registra circa 15.000 animali per provincia coinvolti in incidenti. È l’impatto stradale tra animali e veicoli, fonte di infortunio o decesso dei conducenti e di morte o agonia degli animali investiti.
Le vittime principali sono gli animali in fase di spostamento verso i luoghi di riproduzione o in ambienti più favorevoli. A essere investiti sono, secondo le statistiche, nell’81% dei casi, mammiferi (cervi, cinghiali, tassi, volpi, ecc.), nel 15% uccelli e, a seguire, rettili e anfibi. Ma a pagarne le conseguenze sono la biodiversità e l’ecosistema locale nel loro complesso.
Per tutelare l’ambiente e la sicurezza dei guidatori, la comunità montana Valli del Verbano ha messo a punto il progetto “Roadkill-Interventi per la riduzione dell’impatto stradale”, realizzato in collaborazione con Istituto Oikos Onlus e finanziato da Fondazione Cariplo.
Nel corso del 2016 nel territorio dell’ente saranno installati sistemi anticollisione basati su un’innovativa tecnologia. Il meccanismo scatterà quando un animale stia per attraversare la strada e contemporaneamente una macchina non rallenti. La coincidenza di questi due fattori innescherà un segnale sonoro (urla o ululati) che spaventerà l’animale. L’attraversamento rimarrà momentaneamente bloccato e il rischio di impatto si ridurrà. I sistemi saranno piazzati da Idrogea Servizi Srl d’intesa con Istituto Oikos, che misurerà anche l’effetto dell’iniziativa sulla biodiversità del territorio montano.
Il progetto punta anche a rendere più visibili i tratti a rischio e a investire nella comunicazione. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza dei guidatori sulla necessità di diminuire la velocità nelle aree segnalate. 

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