Edizione n.39 di mercoledì 20 novembre 2019

Prima pagina

Quando Delio Tessa portò a Lugano Benedetto Croce

Gli intellettuali italiani alla Radio svizzera tra 1930 e1980 nel libro "Dietro al microfono" - Tra loro anche Sereni, Bontempelli, Bocca, Eco, Montanelli
RSI_veduta_dall'esterno

La storica presenza di intellettuali italiani ai microfoni di Radio Monteceneri e della Radiotelevisione Svizzera è al centro del volume Dietro al microfono (Edizioni Casagrande), di cui è autrice Nelly Valsangiacomo. Il libro verrà presentato mercoledì 11 maggio, alle 18.30, allo Studio 2 RSI di Lugano-Besso.
La serata, in collaborazione con la Società Cooperativa per la Radiotelevisione Svizzera di Lingua italiana, è pubblica. Interverranno, oltre l’autrice, docente di Storia all'Università di Losanna, Franco Contorbia, docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università di Genova, e Aldo Grasso, critico televisivo e docente di Storia della radio e della televisione all'Università Cattolica di Milano. Al termine prenderanno la parola anche il direttore RSI Maurizio Canetta e il presidente della Corsi Luigi Pedrazzini. Modera Maria Grazia Rabiolo.
I posti in sala sono limitati dunque occorre prenotazione a eventi@rsi.ch oppure tel. 091 803 95 84.

La Radio è uno strumento affascinante. Arriva ovunque, con discrezione, ma anche con puntualità. Trasmette informazioni, offre approfondimenti, dà spazio alla musica e alla prosa, intrattiene. Alle spalle della RSI di oggi c'è un passato ricco, intenso, meditato, di cui sono stati protagonisti a tutti gli effetti numerosi intellettuali italiani. Attorno a loro ruota “Dietro al microfono. Intellettuali italiani alla Radio svizzera (1930-1980)”. Frutto di una lunga frequentazione degli archivi radiofonici e cartacei, il volume di Valsangiacomo fa comprendere la specificità di Radio Monteceneri e della Radio svizzera di lingua italiana che fin dall'orogine hanno mantenuto saldo il legame con l'Italia. Tanti i nomi che affiorano: Delio Tessa (nel 1936 aveva portato a Lugano Benedetto Croce), Massimo Bontempelli, Giansiro Ferrata, Aldo Borlenghi nell'immediato dopoguerra; Vito Pandolfi, Vittorio Sereni, Indro Montanelli negli anni Cinquanta e Sessanta; Guido Piovene, Giorgio Bocca, Umberto Eco, nei cosiddetti anni di piombo. Se i primi sono stati chiamati a tenere conferenze, gli ultimi sono stati interpellati come opinionisti e testimoni, segno dell'evoluzione del mezzo radiofonico e quindi del loro ruolo. 

Produzione casearia e artigianato, Bergamo e Biella «Città creative 2020»

Sono due dei 66 riconoscimenti Unesco assegnati in tutto il mondo

L'Unesco, il 30 ottobre 2019, ha scelto quali "Città creative 2020" Bergamo per la produzione casearia e Biella per l'artigianato. Le città creative sono riconosciute dall'Unesco come «laboratori di idee e pratiche innovative», capaci di costruire «un contributo tangibile al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile attraverso pensieri e azioni innovativi».
Bergamo è stata candidata e premiata per il settore caseario, dove vanta nove sulle cinquanta Dop esistenti in Italia, dal Formai de Mut al Taleggio, dal Bitto al Grana Padano, dal Gorgonzola al Quartirolo Lombardo, dal Provolone Valpadana al Salva Cremasco e allo Strachitunt. «Una grande notizia per Bergamo, Sondrio e Lecco» ha commentato il vicepresidente nazionale dell'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (Uncem), Alberto Mazzoleni. «Sento un po' questo riconoscimento anche mio – ha aggiunto - per aver collaborato sin dall'inizio a questo sogno e per quanto fatto a favore degli agricoltori e delle imprese montane, a partire dal progetto per la Valle Brembana e i suoi operatori del 2003 della #valledelformaggio realizzato con il Consorzio turistico Vallebrembana.com».
Biella e le sue produzioni d'eccellenza manifatturiere legate al tessile, alla laneria, artigianali e oggi orientate all'innovazione, non sarebbero state le stesse senza le valli, gli uomini dei territori, la cultura e la tradizione dell'allevamento, l'acqua dei torrenti alpini che dava energie per i telai, la forza-lavoro nelle fabbriche accanto ai borghi, la capacità di essere territorio esteso, "industria verticale" secondo la definizione di Aldo Bonomi, distretto operoso nel quale la città non può essere senza le sue valli, e viceversa.
I due - su sessantasei assegnati in tutto il mondo - riconoscimenti sono importantissimi per il nostro Paese. «Confermano - secondo Uncem - il legame imprescindibile delle aree urbane, delle due città, con le valli alpine delle quali sono il fulcro, fondovalle pulsante a garantire armonica crescita e servizi».

Lombardia, «la Regione che costa meno allo Stato»

Il dato emerge dallo studio annuale della Ragioneria Generale dello Stato – A costare di più sono le Regioni a statuto speciale

La Lombardia costa allo Stato 2.447 euro pro capite contro gli 8.679 della Provincia autonoma di Bolzano, 7.655 della Valle d'Aosta, 6.818 della Provincia autonoma di Trento e 3.658 euro della media nazionale. Parola della Ragioneria Generale dello Stato riferito al 2015. Lo studio annuale è stato ripreso dalla Regione Lombardia e pubblicato il 29 agosto 2017 sul suo sito (www.lombardiaspeciale.regione.lombardia.it).
La Lombardia è dunque, secondo la nota, la regione che "costa" meno allo Stato. I dati riguardano i pagamenti erogati dallo Stato a qualsiasi titolo per spese correnti e spese in conto capitale, distinti per regione. Si tratta di stipendi, acquisti di beni e servizi, trasferimenti ad amministrazioni ed enti pubblici, a imprese e famiglie, interessi, investimenti diretti e contributi agli investimenti. Rimangono escluse le spese per rimborsi di prestiti.

CONFRONTO CON ALTRE REGIONI
A costare di più sono le regioni a statuto speciale. Nella classifica dopo le Province autonome di Bolzano e Trento e la Valle d'Aosta, c'e' il Lazio con 5.730 euro pro capite, seguito da altre tre regioni autonome: Sardegna (5.296 euro), Friuli Venezia Giulia (4.974 euro) e Sicilia (4.419 euro pro capite).
Seguono Abruzzo (4.336 euro), Molise (4.237 euro), Calabria (4.148 euro), Basilicata (3.976 euro), Liguria (3.701 euro), Campania (3.520 euro), Puglia (3.430 euro), Umbria (3.404 euro), Piemonte (3.281 euro), Marche (3.007 euro), Toscana (2.978 euro), Veneto (2.853 euro), Emilia Romagna (2.704 euro).
ULTIMA PER SPESA STATALE, GENEROSA CON LE TASSE
La Lombardia è, dunque, ultima in termini di spesa statale pro capite, nonostante sia la regione più produttiva e più generosa in termini di gettito fiscale. «I 37,95 miliardi che lo Stato spende in Lombardia - continua il testo - riguardano il pagamento della spesa per interessi sui titoli del debito pubblico (13,4 miliardi di euro), i trasferimenti agli enti territoriali (13,6 miliardi di cui 10,5 trasferiti a Regione Lombardia) e gli stipendi del personale delle amministrazioni dello Stato (5,6 miliardi di euro). Queste voci da sole spiegano oltre l'85% delle spese finali dello Stato in Lombardia».
ANALISI
La nota spiega che dall'analisi delle spese del bilancio dello Stato per missioni emergono alcune conferme sui settori d'intervento. Tra i primi, con esclusione delle spese per il debito pubblico figurano le relazioni finanziarie con le autonomie locali (11 miliardi di euro), l'istruzione scolastica (4,4 miliardi), le spese per il diritto alla mobilità e sviluppo dei sistemi di trasporto (1,8 miliardi), l'istruzione universitaria (1,1 miliardi di euro).  Non figurano, invece, alcuni settori, tra cui la Tutela della salute, finanziata con risorse proprie dal bilancio regionale. 

Ricovero anziani, voucher da 1000 euro ai più bisognosi

Stanziati in Lombardia 10 milioni di euro per ridurre i costi delle rette - Beneficiarie circa 10mila persone

Voucher da 1.000 euro per gli anziani particolarmente gravi ricoverati stabilmente in Rsa (residenze sanitarie assistenziali) per 360 giorni annui. A disposizione, 10 milioni di euro. Destinatarie, circa 10.000 persone residenti in Lombardia. È quanto prevede una «misura innovativa» della giunta regionale della Lombardia, approvata il 31 luglio 2017 su proposta dell'assessore al welfare Giulio Gallera.
L’intervento è diretto ai ricoverati in tutte le Rsa accreditate e a contratto del territorio, classificati nelle classi Sosia 1 e Sosia 2, sia su posti ordinari sia in Nuclei Alzheimer, per una durata di almeno 360 giorni, nel periodo dal 1° ottobre 2016 al 30 settembre 2017. Queste persone presentano maggiori livelli di fragilità e quindi maggiore bisogno di cura e di risorse.
La delibera regionale si aggiunge a un’intesa raggiunta tra Gallera e i sindacati. «Se il numero degli aventi diritto dovesse essere inferiore a quanto previsto o il finanziamento dovesse essere integrato anche con successivi provvedimenti», ha spiegato l’assessore, le risorse disponibili saranno assegnate, «tramite un voucher di valore pari a quello dei primi beneficiari, alle persone ricoverate in Rsa - sempre relativamente al periodo dal 1 ottobre 2016 al 30 settembre 2017 - anche per una durata inferiore ai 360 giorni, con modalità progressive comunque non al di sotto dei 180 giorni. In caso di periodo identico prevale la maggiore età dell'ospite». 

Corpo europeo di solidarietà, in arrivo posti di lavoro e tirocini

A sei mesi dal varo, da parte della Commissione europea, del Corpo europeo di solidarietà e dopo l'abbinamento dei collocamenti di volontariato iniziato nel marzo 2017, è ora la volta di migliaia di collocamenti di lavoro e di tirocinio. La Commissione europea sostiene infatti due progetti guidati dal Servizio pubblico per l'impiego italiano e da quello francese, che offriranno a un massimo di 6 mila giovani un lavoro o un tirocinio connessi alla solidarietà in un altro Paese dell'UE.
Due progetti guidati dal Servizio pubblico per l'impiego francese (Pôle Emploi) e dall'italiana Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) prevedono la collaborazione di servizi pubblici per l'impiego e organizzazioni di diversi stati membri dell'UE, come le organizzazioni dei datori di lavoro e gli istituti di formazione. Intento, fornire ai giovani tra i 18 e i 30 anni offerte di lavoro o tirocinio in settori connessi alla solidarietà. I partecipanti selezionati potranno impegnarsi in un'ampia gamma di attività quali l'assistenza sanitaria, l'integrazione sociale, la protezione dell'ambiente, l'assistenza a migranti e rifugiati e l'aiuto alimentare in un altro Paese dell'UE. I progetti si rivolgeranno ai datori di lavoro, garantiranno l'abbinamento tra candidati e offerte e forniranno ai partecipanti assistenza finanziaria e altre forme di sostegno, come la formazione. I progetti sono finanziati con più di 14 milioni di euro dal programma per l'occupazione e l'innovazione sociale.

Orizzonte temporale e prossime tappe
I due progetti proseguiranno fino a marzo 2019. In parallelo, il Corpo europeo di solidarietà verrà ulteriormente sviluppato e consolidato. L'obiettivo è mettere a disposizione 100  mila posti entro la fine del 2020.
L'esperienza acquisita contribuirà a preparare il terreno per l'introduzione su più ampia scala del Corpo europeo di solidarietà entro il 2020. I due progetti, in collaborazione con altri progetti in materia di collocamenti occupazionali per il corpo europeo di solidarietà,  continueranno a sostenere i giovani nella ricerca di collocamenti transfrontalieri fino alla primavera del 2019.
Per informazioni, contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 67 89 10 11 o per e-mail

Epatite B cronica, in Lombardia al via progetto di nuovo farmaco

Per la sua realizzazione disponibili 5,6 milioni di euro

Un altro passo avanti verso la cura definitiva dell'epatite B cronica in Lombardia. A Milano, l’11 luglio 2017, l'assessore regionale all'università, ricerca e open innovation, Luca Del Gobbo, e il presidente di Promidis srl, Pietro Di Lorenzo, hanno siglato un accordo per la realizzazione di farmaci innovativi.
Il progetto vede in campo Promidis Srl, Istituto Nazionale di Genetica Molecolare, Ospedale San Raffaele, Università degli Studi di Milano, Policlinico San Matteo. L’investimento complessivo è di 5,6 milioni di euro e il contributo regionale di 3,3 milioni di euro.
Nell’epatite B il virus HBV intacca pericolosamente il fegato e il 5 per cento degli adulti e oltre il 50 dei bambini al di sotto dei 5 anni infettati diventano malati cronici.
DAL 2009 AL 2015 SPESA SANITARIA RADDOPPIATA
«I malati - ha sottolineato l'assessore - devono assumere farmaci per tutta la vita e questo significa costi elevatissimi per il sistema sanitario e la non certezza di ridurre il rischio del cancro al fegato. Su scala mondiale sono 300 milioni le persone affette, di cui 1 milione muore ogni anno. Dal 2009 al 2015 la spesa sanitaria per la cura dell'epatite B, in Lombardia, è passata da 12 a 24 milioni di euro».
Gli "Accordi per la ricerca e l'innovazione" sono stati introdotti con la legge 29/2016. Loro cardini sono l’abbandono della logica dei vecchi bandi e l’opzione della negoziazione tra le parti rispetto a elementi tecnici, tempi, risorse e modalità di compartecipazione a un progetto comune. Su questa misura Regione Lombardia ha scelto 32 progetti su un totale di 90 presentati e stanziato 106 milioni di euro a fondo perduto. Uno tra questi è il progetto per la realizzazione del nuovo farmaco contro l’epatite B. 

Milano, i tappeti persiani del Museo Poldi Pezzoli

Opera centrale della mostra, aperta fino al 18 settembre 2017, il tappeto “delle Tigri” del XVI secolo
Tappeto 'Delle Tigri'

Dal 24 giugno a Milano il Museo Poldi Pezzoli espone fino al 18 settembre 2017, con il patrocinio del Consolato Generale della Repubblica Islamica dell'Iran, la propria collezione di tappeti persiani. Opera centrale è lo straordinario tappeto Safavide del XVI secolo detto “delle Tigri”, solitamente conservato nei depositi del museo, presentato in dialogo con il famoso tappeto “di Caccia” della prima metà del XVI secolo.
Il manufatto, acquistato dallo stesso Gian Giacomo Poldi Pezzoli in un’asta privata nel 1855, fu prodotto circa 450 anni fa nell'Iran centrale, ed è uno dei rari esemplari, oggi in Italia, di tappeti creati per la corte reale di Shah Tahmasp, sovrano della dinastia persiana Safavide fra il 1525 e il 1576. Il tappeto è presentato in dialogo con il famoso tappeto “di Caccia” della prima metà del XVI secolo, sempre persiano, in deposito al Poldi Pezzoli dal 1923. A completamento dell’esposizione, un tappeto Herat e un tappeto Isfahan.
Per motivi conservativi i tappeti sono esposti a rotazione e per periodi limitati di tempo. La mostra è un’occasione per ammirare opere “nascoste” e approfondire la conoscenza dell’arte della tessitura dei tappeti.
Apertura museo: da mercoledì a lunedì, dalle 10 alle 18; chiuso il martedì. Ingresso: 10 euro; 7 euro ridotto.
Nella foto: tappeto detto “delle Tigri” - particolare Persia centrale, XVI secolo, © Milano, Museo Poldi Pezzoli. 

Bormio, nuova sistemazione per il ricovero austro-ungarico rinvenuto sul Monte Scorluzzo

Sarà sistemato nell'ex Caserma Pedranzini – Progetto per complessivi 2,6 milioni di euro
Bormio,museo Grande guerra

Il ghiaccio ha conservato perfettamente gli oggetti contenuti: fucili e pugnali, munizioni, vettovaglie, bottiglie di grappa e di cognac, persino cartoline. È il ricovero austro-ungarico rinvenuto a Valdisotto (Sondrio) nei pressi della cima del Monte Scorluzzo e rimasto esattamente così come l'aveva lasciato l'ultimo soldato imperiale nel novembre di cent'anni fa.
La costruzione verrà trasferita nell'ex caserma Pedranzini di Bormio, dove sarà visitabile dal grande pubblico. Lo prevede una delibera approvata il 30 ottobre 2019 dalla giunta regionale su proposta degli assessori Massimo Sertori (montagna) e Stefano Bruno Galli (cultura e autonomia), che formalizza l'adesione di Regione Lombardia all'accordo di programma (Adp) con Parco Nazionale dello Stelvio (ente capofila), Comunità Montana Alta Valtellina, Comuni di Bormio, Valdidentro, Valdisotto, Valfurva.

PROGETTO
L'ex Caserma Pedranzini, collocata nel cuore di Bormio e di proprietà dei quattro comuni dell'Alta valle, verrà adattata a ospitare il ricovero con uno stanziamento complessivo di 2,6 milioni di euro, di cui 1,7 milioni di euro da parte di Regione Lombardia e il restante da parte del Fondo comuni di confine e da risorse europee 2014-2016. «Il rinvenimento del ricovero austro-ungarico in cima al Monte Scorluzzo - ha commentato l'assessore Galli – è una scoperta di grandissima importanza per la ricostruzione particolareggiata della vita al fronte lombardo nella Grande Guerra»,
Il recupero rientra in un più ampio progetto di valorizzazione delle vicende storiche occorse durante la grande guerra sulle montagne del Gruppo Ortles-Cevedale. «Arricchirà - ha spiegato Sertori - il suo naturale museo a cielo aperto, costituito dalle tante testimonianze della Grande Guerra sulle montagne, con un nuovo anello di quel museo diffuso della Grande Guerra, sito in tante altre realtà espositive presenti nel territorio dell'Alta Valtellina, dal Museo civico di Bormio al Museo vallivo di Valfurva, dal Forte Venini di Oga al Museo storico Donegani del Passo dello Stelvio e, nelle aree limitrofe, dal Forte Montecchio Nord a Colico al Museo della Guerra Bianca in Adamello a Temù, in Alta Valle Camonica». 

Allarme siccità, innalzato il livello estivo del Lago Maggiore

Portato a +1,35 m sullo zero idrometrico contro i +1,25 metri già previsti in deroga – Preoccupazioni dal mondo agricolo varesino
Fioriture anticipate - Pruno, foto Coldiretti Varese

Nella provincia prealpina la primavera è partita con una carenza rispetto alla media di riserve idriche accumulate nei grandi laghi e sotto forma di neve. «Sono oltre 370 milioni i metri cubi d’acqua che mancano all’appello a livello regionale» ha dichiarato il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori. «Nelle campagne lombarde cresce l’allerta degli agricoltori, a cominciare dai produttori di cereali: in molti casi c’è difficoltà. Non si riesce a lavorare la terra e in diversi hanno preferito rinviare qualche settimana le semine».
In allerta anche il Consorzio di bonifica ETVilloresi. Nella sua ETVFlash del 22 marzo 2019 ha reso noto che, «in relazione alla scarsità di precipitazioni registrata dall’inizio dell’anno e all’esiguità delle riserve nivali in montagna, uno dei primi provvedimenti assunti per contrastare la siccità, che si prepara a minacciare l’avvio della stagione irrigua soprattutto al Nord, è il recente innalzamento del livello estivo del Lago Maggiore a +1,35 metri sullo zero idrometrico - contro i +1,25 metri già previsti in deroga – che corrisponde ad oltre 20.000.000 di m/c d’acqua in più. I Consorzi di bonifica e i Parchi lombardi confidano che questa misura possa rappresentare un primo passo verso l’adozione del limite massimo di regolazione del Verbano ad +1,50 metri sopra lo zero idrometrico anche in estate».
La situazione, se non cambiano le condizioni meteo, suscita gravi preoccupazioni. «Sui nostri laghi - ha osservato il presidente del Consorzio Alessandro Folli - abbiamo una riduzione delle riserve idriche superiori al 50 per cento. Lo scarso innevamento delle Alpi è molto preoccupante, abbiamo almeno due metri in meno. E se aprile non sarà piovoso, avremo grosse difficoltà a giugno».
TIMORI IN AGRICOLTURA
La siccità non è per il mondo agricolo l'unico fattore di ansia. Per Coldiretti Varese, «c'è il timore che, dopo queste temperature elevate, possa tornare il freddo e a risentirne potrebbero essere, oltre le orticole, anche alcune produzioni floricole particolarmente caratteristiche per il territorio varesino come le acidofile, in particolare camelie e azalee».
L'inverno appena concluso, ha aggiunto Fiori, è stato anomalo e siccitoso. «Tra il mese di dicembre e la prima metà di marzo – ha rilevato - ha fatto registrare solo tre giornate di pioggia che hanno coinvolto tutto il territorio regionale. Sempre più in sofferenza i grandi laghi con le percentuali di riempimento che, nel caso del Lago Maggiore, sono scese al 28,5%».

Varese, si scrive Breast Unit, si legge Eccellenza

All’Unità del seno dell’Asst Sette Laghi donato da associazioni un ecografo di ultima tecnologia
ecografo

Anche nella cura delle donne colpite dal cancro al seno il territorio prealpino può vantare una sensibilità sociale e un’assistenza sanitaria di tutto rilievo. La Breast Unit (Unità del seno) dell’Azienda socio sanitaria territoriale Settelaghi di Varese è un modello di organizzazione e integrazione che, attraverso un approccio multidisciplinare e personalizzato, registra un’alta percentuale di guarigione, unitamente ad una miglior qualità di vita.
Questa malattia è la prima causa di morte per patologia neoplastica nella popolazione femminile e nella provincia di Varese l’Osservatorio Epidemiologico registra 750/800 nuovi casi annui con circa 200 decessi. Il 17 luglio 2017 l’ASST varesina ha dato pieno compimento alla definizione della SSD Breast Unit. Responsabile è la professoressa Francesca Rovera, mentre direttore del Dipartimento Chirurgico è il dottor Eugenio Cocozza.
Ebbene, per completezza del Percorso diagnostico, terapeutico, assistenziale (PDTA) e per numero di casi trattati, la Breast Unit varesina è un Centro di Riferimento Nazionale dopo lstituto Europeo di Oncologia, Istituto Tumori di Milano e Humanitas. Parola della Regione Lombardia (delibera regionale sulle Breast Unit del 29/04/2016). Per la professoressa Rovera e il dottor Cocozza fondamentale è dare risposte in termini non solo di eccellenza tecnico-scientifica delle cure, ma anche di capacità di sviluppare una presa in carico finalizzata ai bisogni complessi e impellenti delle pazienti e dei familiari.
A questa punta di diamante sanitaria si aggiunge uno straordinario valore del volontariato sociale, da Andos Varese e Andos Insubria alla Lega Tumori, da Varese per l’Oncologia all’Associazione Volontari Ospedalieri, da Varese con Te a Sulle Ali e Caos.
La più recente testimonianza è la donazione di un ecografo particolare (modello MyLab Five di Esaote) alla Breast Unit. La macchina, tecnologicamente avanzata, è stata consegnata il 26 settembre 2017 da Associazione Caos, Fondazione per la Comunità di Malnate e Città delle Donne di Malnate. La donazione è stata possibile grazie alla costituzione, presso la Fondazione per la Comunità di Malnate, del Fondo intitolato a Pinuccia Spadotto, mancata il 31 luglio 2003 (era presente la figlia Tania). Donna di eccezionali doti e grande intelligenza, già nel 1994 organizzò un progetto pilota di screening mammografico presso la Città di Malnate e il 2 dicembre del 2002 donò all’Ospedale di Circolo di Varese il mammotest per le microbiopsie. 

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