Edizione n. 28 di mercoledì 5 agosto 2020

Curiglia

Da Curiglia a Monteviasco, solidarietà di corsa per 1400 gradini

Alla gara hanno partecipato 130 atleti provenienti dalla Lombardia e anche da Parma e Crotone
“Su per Monteviasco”, foto degli organizzatori
“Su per Monteviasco”, foto degli organizzatori

Nell'alto varesotto, a Curiglia con Monteviasco, sono stati centotrenta e sono arrivati dalle più disparate aree della Lombardia ma anche da Parma e Crotone i partecipanti alla gara-evento “Su per Monteviasco”, organizzata il 26 luglio 2020 da Unimpresa Sport e Sport Senza Barriere.
«Organizzare in questo periodo tali manifestazioni non è semplice» ha commentato il presidente nazionale di Unimpresa Sport, il luinese Marco Massarenti. Valida come prova per il Grand Prix della Montagna, la gara su un percorso di 1,6 chilometri ha richiesto misure eccezionali. «C'erano qui persone classe 1934 come giovanotti del 2009» spiega Massarenti. «C'erano atleti di livello internazionale come amici con disabilità, tutti con l'obiettivo comune di raggiungere la vetta, di salire da Curiglia a Monteviasco attraverso circa 1400 gradini che da quasi due anni sono l'unico collegamento con il paese isolato a causa della mancanza operativa della funivia».
Il fermo della funivia isola Monteviasco da quasi due anni e l'unico collegamento della vetta con Curiglia restano i 1400 gradini, che una pattuglia di carabinieri continua a salire per assicurare contatti ai residenti. «Ci siamo chiesti come essere attivi, come aiutare prima di tutto il Comune mediante un avvenimento sportivo che è quello che facciamo di solito» aggiunge Massarenti. «Abbiamo così raccolto 750 euro che abbiamo consegnato al sindaco di Curiglia con Monteviasco, Nora Sahnane, da utilizzare per il mantenimento in buone condizioni di questa lunga scalinata con l'augurio che possa essere presto ripristinata la funivia».
CLASSIFICA GENERALE
Primi tre arrivati: Giuseppe Molteni (Atletica Desio) con il tempo di 15.40; Simone Paredi (Atletica Pidaggia) con il tempo di 15.42; Alessandro Losa (Bognanco) con il tempo di 17.04. Per gli altri risultati consultare il sito Endu "Su per Monteviasco". 

Curiglia, una lapide e un tuffo nel Rinascimento

Nella chiesa di S. Vittore un’antica iscrizione richiama personaggi e vicende della storia nazionale
Curiglia, lapide Chiesa S. Vittore.jpg

Curiglia ha da poco celebrato la festa patronale di S. Vittore con una tradizionale cerimonia in cui si mescola la devozione al martire africano con quella della Madonna, trasportata processionalmente per le vie del paese dopo la messa solenne del mattino. Fu il vescovo di Laudicea, Francesco Ladino, suffraganeo dell’arcivescovo di Milano, a consacrare, il 25 aprile 1526, la chiesa parrocchiale di S. Vittore di Curiglia. Lo attesta un’antica lapide murata all’interno della chiesa stessa.
VESCOVI SUFFRAGANEI…
Come in tutto l’Occidente cristiano, anche nelle diocesi di Milano e di Como si verificò il fenomeno dei vescovi suffraganei, cioè titolari di una delle tante diocesi rimaste solo sulla carta ed elevati alla dignità episcopale in soprannumero. Nessun vescovo suffraganeo aveva incarichi di governo. Riceveva deleghe di volta in volta per la consacrazione di chiese o per altre funzioni dal vicario generale, che di solito era un esperto giurista ed amministratore, cui spesso non erano stati neppure conferiti gli ordini maggiori.
Solo con l’avvento di S. Carlo la situazione mutò radicalmente. Nel caso specifico l’arcivescovo era Ippolito d’Este, figlio del duca  Alfonso I e di Lucrezia Borgia, nipote del cardinale Ippolito I d'Este. Suo nonno materno era il papa Alessandro VI.
…E ARCIVESCOVI MONDANI
Ippolito era però in tutt’altre faccende affaccendato. E ne aveva ben donde.
A soli dieci anni, in fretta e furia, infatti, fu cresimato e gli vennero conferiti gli ordini minori, perché lo zio, cardinale Ippolito d'Este, da cui aveva ripreso il nome, aveva deciso di cedergli l'arcivescovato di Milano. Un vestito che gli andava stretto, ma che non gli impedì sin da giovane di condurre una vita gaudente e licenziosa. Ebbe, infatti, relazioni amorose con donne dalla non brillante reputazione e si diede a feste di ogni tipo, senza badare allo sfarzo e alle spese. Assetato di potere qual era, si cimentò in difficili missioni diplomatiche, per ottenere il cardinalato, ricchi appannaggi di diocesi e abbazie e, in prospettiva, l’elezione al soglio pontificio.
A onor del vero però Ippolito fu anche un mecenate, amante dell'arte e, in particolare, dell'archeologia. Nel 1537 ospitò alla sua corte Benvenuto Cellini, che avrebbe goduto della sua protezione per diversi anni. Giovanni Pierluigi da Palestrina inoltre entrò al suo servizio dal 1567 al 1571, per organizzare le esecuzioni musicali estive a villa d'Este.
Durante la sua vita si impegnò indefessamente nella costruzione, nel rinnovo e nel restauro di molte bellezze della città d'origine e di quella d'elezione, Roma. E non è poco. Il suo nome è legato soprattutto alla costruzione della meravigliosa Villa d'Este di Tivoli.
MORALE PUBBLICA E VITA PRIVATA
Un personaggio che, al di là della corruzione e della mancanza di scrupoli, fu costantemente percorso da un anelito verso il bello e il sublime, dalla ricerca di qualcosa che potesse appagarlo più profondamente. Una vita al di fuori degli schemi tradizionali, nel contesto di una società che imponeva ai deboli e agli sprovveduti una morale ipocrita e formalmente perbenista, sistematicamente disattesa dai potenti.
Per fortuna c’era il lavacro delle sante indulgenze ad evitare un’interminabile espiazione tra le fiamme del purgatorio e il nostro buon Ladino, in quel lontano 1526, bontà sua, ne concesse parecchie anche ai curigliesi, gente laboriosa ed onesta che forse non ne aveva neppure tanto bisogno.
INDULGENZE PER I CURIGLIESI
A coloro che, genuflessi davanti all’altare, avessero recitato un Pater e un’Ave Maria ogni domenica o nelle festività di precetto, quali il Natale, la Circoncisione, l’Epifania, la Resurrezione, la Pentecoste e il Corpus Domini, nonché in tutte le feste dedicate alla Santissima Beata Vergine Maria, ai Santi Apostoli Evangelisti, ai quattro dottori della Chiesa, Agostino, Ambrogio, Gregorio e Gerolamo, a S. Giovanni Battista e a Santa Maria Maddalena, a S. Stefano, S. Lorenzo, S. Martino, S. Nicolao, e in ogni giorno di Quaresima, ottanta giorni.
Quindici giorni di indulgenza inoltre a coloro che, in occasione dell’annuale festa della dedicazione, avessero visitato gli altari dei S. Rocco e Vittore. Altri ottanta giorni erano infine accordati ai benefattori che avessero provveduto ai bisogni della chiesa e del sacerdote. Il riferimento ai santi Rocco e Vittore sembra forse voler alludere ad una doppia dedicazione, attualmente scomparsa?
Emilio Rossi 

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