Edizione n.11 di mercoledì 25 marzo 2020

Cadegliano Viconago

Teatro Blu, «Il futuro e il presente sono nelle nostre mani»

Silvia Priori

Quello che mai avremmo creduto possibile è successo. L’Italia si ferma, col fiato sospeso in un’atmosfera rarefatta e irreale, iperconnessa eppure scaraventata in uno spazio intimo e profondo, quello fisico di una casa, di una stanza, e quello mentale affollato da sensazioni e stati d’animo nuovi e sconosciuti.
La paura, certo, le preoccupazioni immediate, per la propria salute e per quella dei propri cari, le piccole azioni meccaniche di ogni giorno che diventano all’improvviso complicate. Fare la spesa, andare al lavoro, occuparci delle persone che amiamo, tutto richiede organizzazione, calcolo, migliaia di piccole accortezze sconosciute. E poi l’incertezza per il futuro, che pesa come un macigno e mette in stand-by la vita che comunque deve continuare. Lo spettacolo, deve continuare. La cultura non si ferma, anche se i teatri sono stati i primi a chiudere, a svuotarsi, a subire pesantissime ripercussioni. 

Marzo per Teatro Blu è solitamente un mese di grande fermento. Il Festival Terra e Laghi è in piena fase organizzativa, la tournée europea in definizione, le repliche tante e in tutta Italia, tanti gli spettacoli e i laboratori per le scuole del territorio. Quest’anno, soprattutto, è in allestimento una grande produzione in collaborazione con la giovane compagnia Kataklò Athletic Dance Theatre, “Fellini”, dedicata al centenario della nascita del grande regista. Una grande prova artistica e organizzativa. Prove aperte, anteprime, tutto programmato da mesi. E invece no. Spettacoli e prove cancellati, spettacoli e prove rimandati. Pesanti perdite emotive ed economiche.
«Venti spettacoli saltati, in fumo tanto lavoro di organizzazione, in fumo centinaia di mail e di telefonate ogni giorno, investimenti, decisioni in bianco e nero, incontri, scontri e promesse. Poi tutto cambia. Si volta pagina e oggi, dopo un momento di stordimento, mi ritrovo in uno strano silenzio, in un tempo lungo che non conosco, in uno spazio vuoto che sa di nebbia, senza mail, senza squilli, senza ansie... guardo questa nuova pagina e mi fermo a guardare il bianco – dice Silvia Priori, presidente e direttore artistico di Teatro Blu -. Mi fermo! Guardo il bianco! E non mi lamento, non mi arrabbio, non mi sento in colpa. Scopro l’ozio razionato come un privilegio! E nell’ ozio contemplo la natura. In questo tempo lungo scendo in giardino e guardo gli alberi che sembrano star meglio... forse la natura ha trovato un modo per curarsi... rallentando un po’ la nostra corsa, riducendo gli eccessi, l’odore nelle strade, le code ai caselli, gli stropicciamenti in metropolitana, la competizione... chissà chi arriverà primo! In questo paesaggio inedito fatto di pochi passanti con la mascherina e di incontri senza abbracci riscopro il tempo! Il Tempo!».
Un invito a cogliere il lato positivo di un periodo difficile dunque, senza mai perdere di vista la certezza che, appunto, si tratta solo di un piccolo pezzo delle nostre vite e che il futuro – e il presente – sono nelle nostre mani. Un invito a riappropriarci di noi stessi e del nostro bene più prezioso, il Tempo.
«In un momento come questo – continua Silvia Priori - noi che dedichiamo la nostra vita al teatro siamo più che mai necessari... noi attori, registi, drammaturghi, cantanti, musicisti, danzatori, coreografi, organizzatori, tecnici... che come funamboli resistiamo ad altezze vertiginose aggrappati a un destino effimero... noi che fra scossoni e cadute ci rialziamo e resistiamo affrontando paure e fragilità per essere ancora di più comunità, noi che siamo fatti di uno strano fango caparbio incapace di retrocedere, accettiamo le sconfitte mentre ci prepariamo alla rivincita. Difendiamo il teatro, questo nostro universo delicato, evanescente ma così necessario. E allora mentre Roma decreta lo stato di crisi e chiude tutti i teatri io scendo nella mia cantina, chiudo la porta e nel silenzio continuo a sognare ad occhi aperti... penso alla nostra prossima creazione, alla grande festa che ci sarà, alla gente, ai sorrisi, alla voglia di tornare a riabbracciarsi... e questo mio pensiero è contagio positivo, un contagio che solo il Teatro sa fare. Oggi domani e dopodomani anche con i teatri chiusi continuiamo a costruire comunità, dedicando sorrisi contagiosi, perché più siamo comunità e più voliamo alto».
Teatro Blu rallenta, come tutti, com’è giusto che sia, ma non si ferma e oggi continua a lavorare con gioia per domani, quando ritrovarsi sarà bello e liberatorio come non lo è mai stato.
Teatro Blu - Centro di Sperimentazione Teatrale
Via Monico, 16, Cadegliano (Varese)  

Cadegliano Viconago, recuperati gli affreschi della chiesa di S. Antonio

I lavori sono durati quarant’anni
Chiesa Viconago

(fp) A Cadegliano Viconago è stato presentato sabato 22 settembre nell’Oratorio Medievale il restauro degli affreschi della chiesa di S. Antonio. Il monumento è interamente decorato da un ciclo di affreschi che ne documentano le diverse fasi di costruzione.
Sono intervenuti il direttore ufficio Beni culturali ecclesiastici della Curia di Como don Andrea Straffi, Isabella Marelli della Soprintendenza per i Beni storici e artistici di Milano, il parroco don Giovanni Bianchi e il sindaco di Cadegliano Viconago Arnaldo Tordi, la presidente dell’Associazione recupero e tutela chiesa di S. Antonio Graziella Croci, la presidente della Comunità montana del Piambello Maria Sole De Medio, l’assessore provinciale alla cultura Francesca Brianza e inoltre Alessandra Brambilla della Pinacoteca Zust di Rancate, gli storici dell’arte Paola Viotto e Marco Brusa e il restauratore Massimo Maria Peron.
Sono serviti oltre quarant’anni di restauro per recuperare gli affreschi della chiesa, un piccolo gioiello architettonico e pittorico interamente decorato da un ciclo di affreschi che documentano le diverse fasi di costruzione del monumento. La chiesa fu adornata da dipinti murali fin dell’epoca romanica, successivamente i cicli pittorici furono coperti da strati di calce, probabilmente a causa di una pestilenza.
Nella cappella di sinistra è stata scoperta una singolare Crocifissione di grande valore liturgico e iconografico. Gli ultimi lavori hanno riportato all’antico splendore immagini dedicate alla Madonna del latte del XVII secolo e dipinti trecenteschi dedicati ai santi Leonardo, Maria Maddalena, Madonna in Trono e Madonna di Loreto. L’affresco di maggior pregio ritrae la Trinità sull’altare della fine del Trecento, di cui rimane ancora sconosciuto l’autore.
E’ toccato a don Andrea Straffi fare il punto sull’originalità dell’immagine della Trinità recuperata negli ultimi due anni e sul significato teologico di una raffigurazione, così particolare e unica, delle tre figure del Cristo perfettamente replicate (nella foto). Un esempio di raffigurazioni abbandonate dopo la Bolla papale del 1745 che metteva al bando una concezione triteistica, cioè di tre figure come tre Dei.
Rimandi ad affreschi della Valtravaglia e al vicino Canton Ticino sono stati fatti da Paola Viotto e Alessandra Brambilla. I loro studi fanno supporre la mano di Guglielmo da Montegrino o Antonio da Tradate. Nessun dubbio invece sugli affreschi della cappella di destra, dove è ben leggibile la data e la firma di Bartolomeo da Ponte Tresa, allievo di Bernardino Luini. 

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