Edizione n.7 di mercoledì 26 febbraio 2020

Castelli di Cannero, passato e futuro a Palazzo Verbania

Storia e progetto di recupero presentati domenica 16 febbraio
Castelli di Cannero

Sono stati covo di contrabbandieri, rifugio di pescatori, sede di una zecca clandestina, agrumeto e conigliera. Hanno ispirato scultori, pittori e poeti e dato rifugio a Garibaldi nel 1848 durante la sua fuga verso la villa dell’amica Laura Solera Mantegazza. Sono i Castelli di Cannero, baluardo avanzato del Patrimonio Borromeo, situati a trecento metri circa dalla sponda piemontese del lago Maggiore, tra i comuni di Cannero e Cannobio.
Dopo un lungo sonno di decadenza, stanno per rinascere a nuova vita nell’ambito di un imponente progetto di recupero che intende restituirli alla collettività entro i prossimi tre anni. Gli autori Lorena Barale, archivista Borromeo, Marco Carminati, giornalista de Il Sole 24 Ore ed esperto di arte medievale, Francesca Garanzini, Soprintendenza archeologica del Piemonte, Paolo Lampugnani, archeologo, e Salvatore Simonetti, architetto e autore del progetto di recupero, hanno dato vita a un testo articolato che ricompone le diverse anime degli studi in un quadro completo del passato e del futuro dei Castelli di Cannero.
Il volume “I Castelli di Cannero, la rinascita della Vitaliana” (Scalpendi Editore) sarà presentato domenica 16 febbraio 2020 (ore 18) a Palazzo Verbania di Luino.

PROGETTO
I Castelli di Cannero saranno uno spazio in cui sarà possibile – anche a persone con disabilità - rivivere la vita del Cinquecento, ricordare le battaglie, conoscere i personaggi illustri che vi sono passati. Il percorso di visita riguarderà la corte Malpaga e la corte Vitaliana e comprenderà un percorso a cielo aperto, recuperando il sistema degli antichi percorsi di ronda.
All’interno della Corte Vitaliana sarà visitabile l’antica cappella con pareti e volta a crociera dipinti a fresco, databile al 1526. Sarà inoltre previsto il recupero funzionale dell’antica limonaia e attraverso una scala sarà possibile salire in sommità alla torre per godere di un punto di vista impareggiabile sul lago e il territorio. Dentro la torre sarà allestita la seconda parte museale che intende far conoscere i protagonisti delle vicende costruttive, politiche e sociali mediante apparati multimediali di immediata fruizione.
VICENDE, RICERCHE, RECUPERO
Nel primo capitolo “Per una storia dei Castelli di Cannero”, Marco Carminati ripercorre le intricate vicende della fortezza. Dalla morte nel 1402 di Gian Galeazzo Visconti all’incertezza politica del ducato che consentì ai briganti Mazzarditi di invadere Cannero e gli scogli non lontani dalla riva, dove edificarono una piccola rocca, la Malpaga, che il 6 ottobre del 1519 lasciò il posto alla Rocca Vitaliana. È l’insediamento di Lodovico Borromeo e l’inizio della storia dei Castelli di Cannero sotto lo stemma della Casata milanese.
Facile bersaglio in caso di attacco e indebolitasi a causa di una cattiva amministrazione, la Vitaliana fu nei secoli abbandonata e divenne asilo di contrabbandieri, rifugio di pescatori, sede di una zecca clandestina e poi attorno al 1645 agrumeto e conigliera della casata. Nella seconda metà dell’Ottocento i Castelli si avviarono a divenire un romantico rudere fonte d’ispirazione per pittori, scultori e poeti. Tuttavia, nel tempo non persero il loro fascino: la principessa di Galles, nel 1815, li avrebbe voluti trasformare in residenza estiva; Garibaldi nel 1848 vi trovò rifugio durante la sua fuga verso la villa dell’amica Laura.
Nel secondo capitolo “I Castelli di Cannero” vengono esaminati da Paolo Lampugnani attraverso gli studi approfonditi di tutte le strutture e dei loro cambiamenti - il mastio, gli alzati, i loggiati, le mura, le corti e le torri – perché solo «il riconoscimento di queste trasformazioni e la loro corretta interpretazione si pongono alla base della conoscenza delle vicende di ogni edificio».
Un’approfondita indagine archeologica e una scrupolosa ricerca d’archivio proseguono nei capitoli redatti da Francesca Garanzini, Paolo Lampugnani e Lorena Barale da cui è stato possibile risalire alla prima acquisizione del castello e i successivi cambi di proprietà, la custodia, le fasi altalenanti di degrado, l'occupazione garibaldina, fascista, la legislazione novecentesca e i primi tentativi di rinascita e reimpiego.
Con l’ultimo capitolo, scritto dall’architetto Salvatore Simonetti “Il tempo della Vitaliana”, si introduce l’ambizioso e imponente progetto di recupero, fortemente voluto e promosso dalle ultime tre generazioni della famiglia Borromeo. Un progetto che è salvaguardia di una rovina e garanzia «dell’immortalità della materia», senza processi di ricostruzione «che negherebbero la sua dimensione storica».