Edizione n. 29 di mercoledì 8 agosto 2018

Antipertosse in gravidanza, Sette Laghi prima Asst a offrirla in Lombardia

ospedale Cittiglio

Sette Laghi è stata la prima ASST della Lombardia ad offrire la vaccinazione anti-pertosse alle gestanti all’interno dei punti nascita. Dallo scorso aprile le vaccinazioni in gravidanza vengono proposte e somministrate nei tre reparti di maternità (Del Ponte a Varese, Tradate e Cittiglio) attinenti alla Rete Integrata Materno-Infantile, diretta dal professor Fabio Ghezzi, secondo quanto previsto sia dal piano di prevenzione vaccinale nazionale 2017-2019 sia da quello regionale. 
In analogia con altri Paesi, europei e no, che da tempo hanno attivato il programma, anche in Italia le autorità sanitarie ora raccomandano alle donne in attesa di vaccinarsi contro la pertosse per trasmettere gli anticorpi al nascituro e proteggerlo nei primi mesi di vita. Se si esegue il vaccino durante il terzo trimestre di gravidanza infatti gli anticorpi prodotti dal sistema immunitario passano la barriera placentare e raggiungono il feto, che sarà protetto dal rischio di contagio per i primi sei mesi dalla nascita (in attesa di completare il ciclo vaccinale primario previsto per il neonato perché possa disporre dei propri anticorpi).

ASST Sette Laghi è stata tempestiva nel recepire sia l’indicazione ad offrire il vaccino sia il suggerimento della Regione di erogare la vaccinazione direttamente nei punti nascita. È apparso subito chiaro che inserirla nel percorso nascita, affidandola ad operatori esperti in medicina materno-fetale invece che mandare le donne alle sedi vaccinali di zona, favorisce l’adesione a questa opportunità. La creazione di punti vaccinali intraospedalieri ha lo scopo non solo di abbattere barriere logistiche, ma anche di far utilizzare le competenze della medicina specialistica: per una gestante è più naturale affidarsi ai consigli del ginecologo e dell’ostetrica. Inoltre,  portando le vaccinazioni all’interno dei reparti di maternità si è potuto creare un percorso che garantisce uniformità delle procedure e personale dedicato da utilizzare come riferimento.
L’attività erogata nei primi tre mesi dall’introduzione della vaccinazione nei punti nascita ha dato positiva risposta. Sono state vaccinate oltre duecento donne e l’adesione all’offerta è stata superiore al 90%. «Al Del Ponte abbiamo dovuto ampliare gli spazi dedicati alla vaccinazione perché le richieste sono andate oltre le previsioni iniziali» - afferma il professor Fabio Ghezzi - «Questo successo è sicuramente legato alla motivazione degli operatori coinvolti nel sensibilizzare le nostre pazienti su questo tema, allo sforzo di informare in modo sistematico l’utenza con materiale realizzato ad hoc, di agevolare la somministrazione programmandola in concomitanza ai controlli ostetrici. Tutto questo ha richiesto uno sforzo organizzativo non indifferente, se si pensa agli alti volumi di attività ambulatoriale che caratterizzano la nostra realtà».

Quali sono gli obiettivi futuri? «Chiaramente vorremmo massimizzare la copertura vaccinale» - sottolinea la professoressa Antonella Cromi, responsabile della Struttura semplice di Patologia della gravidanza  –. «Sull’immunizzazione materna c’è ancora poca informazione e poca sensibilità, perché se ne parla da poco, quindi può accadere che la futura mamma interessata alla vaccinazione si senta addirittura sconsigliare a vaccinarsi dal suo medico curante. Dobbiamo quindi lavorare su due fronti principali. Il primo è quello del coinvolgimento degli operatori sanitari del territorio, affinché si faccia fronte comune contro la disinformazione; il secondo è quello dell’abbattimento delle barriere all’adesione, rappresentate sia dai timori del tutto ingiustificati sulla sicurezza del vaccino, sia dall’errata percezione che il neonato che non frequenta coetanei e trascorre molto tempo in casa possa difficilmente contrarre la pertosse».
Per quanto riguarda la mancata percezione da parte delle gestanti del rischio che ha il neonato di contrare la pertosse, va ricordato che il batterio della pertosse continua a circolare tra gli adulti, senza che se ne abbia consapevolezza perché i sintomi sono più sfumati rispetto al bambino e non vengono riconosciuti come pertosse. «Si stima addirittura che nella metà dei casi di infezioni neonatali è la mamma stessa la fonte del contagio» – afferma il professor Massimo Agosti, direttore del Dipartimento Donna e Bambino -. «Ciò accade perché la memoria immunitaria, sia indotta dalla malattia che dal vaccino, ha una durata limitata nel tempo (7-10 anni), quindi la gestante  che è stata vaccinata o si è ammalata nell’infanzia può non aver sufficienti anticorpi da trasmettere al nascituro. Inoltre dobbiamo considerare il tasso non ottimale di copertura vaccinale in Italia, anche nei confronti della pertosse. Bisogna ricordare alle future mamme che la pertosse contratta nei primi mesi e comunque nel primo anno di vita può rappresentare una grave minaccia per il bambino, con percentuali elevate di ricoveri dovuti alle complicanze dell'infezione (difficoltà respiratoria, polmonite, convulsioni) e alto rischio di mortalità ad esse correlato, riportato fino a 1%».