Edizione n. 29 di mercoledì 8 agosto 2018

Anche le api patiscono il caldo,“bruciato” il 50% del miele lombardo

Il caldo sta letteralmente bruciando la produzione di miele in Lombardia. Si stima un calo medio circa del 50% rispetto a un’annata normale, con punte, per alcune varietà, che arrivano a sfiorare l’80%. 
E’ quanto rivela Coldiretti del primo monitoraggio in territorio regionale. Qui si contano 140 mila alveari per una popolazione stimata di più di 4 miliardi di api. Dopo una primavera fredda e piovosa adesso con le alte temperature – spiega Coldiretti prealpina – le api si muovono meno, riducono la produzione di miele e negli alveari sono impegnate giorno e notte in un’incessante attività per mantenere ventilato l’ambiente. Con queste condizioni, gli insetti si affaticano di più e covano meno, mettendo a rischio anche la resistenza della stessa famiglia. 
Anche per gli apicoltori del Varesotto il raccolto è, di fatto, dimezzato. L'area prealpina è produttrice, peraltro, del Miele Varesino Dop, uno dei tre a denominazione d’origine italiani riconosciuti dall’Unione Europea insieme al miele della Lunigiana e al miele delle Dolomiti Bellunesi.
La zona geografica di produzione si estende ai piedi delle Alpi, tra i fiumi Ticino ed Olona e tra i laghi Maggiore e di Lugano. La presenza in questo ambito geografico di estese e continuative fioriture di Robinia pseudoacacia L. ha determinato, da almeno un secolo e mezzo, l'interesse per la pratica dell'apicoltura e il successo della produzione del Miele Varesino. Che deve anche possedere una percentuale di polline di Robinia pseudoacacia superiore al 25% rispetto allo spettro nettarifero, calcolato escludendo i pollini di specie non nettarifere e i pollini interpretabili come contaminanti.

Gli effetti del clima aggravano così il già pesante deficit del 2017, quando la produzione di miele made in Italy risultò pari a circa 10 milioni di chili, uno dei peggiori risultati della storia dell’apicoltura moderna. Quest’anno il caldo record alternato a violente tempeste dopo una primavera fredda e piovosa sta condizionando il lavoro delle api sia nella gestione degli alveari sia nella raccolta del nettare con problemi sulle principali varietà di miele: dal castagno al tiglio, dal girasole al millefiori, dal coriandolo all’acacia, dall’arancio alla melata.
In Italia esistono più di 50 varietà di miele, secondo il tipo di pascolo delle api: da quello di di acacia al millefiori (tra i più diffusi), da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino.
La situazione, teme Coldiretti, finisce per aprire la strada alle importazioni da altri Paesi che già nel primo quadrimestre del 2018 hanno fatto segnare un vero e proprio boom (+32%) per un totale di oltre 9,4 milioni di chili in particolare dall’Ungheria (+64%), dalla Romania (+46%), dalla Polonia (+34%) e dalla Cina (+19). Peggiora così una situazione che vede già due barattoli di miele su tre provenire dall’estero e tutto mentre gli acquisti da parte delle famiglie italiane sono aumentati del 5,1%, secondo un’analisi Coldiretti su dati Ismea relativi al 2017.
Per non cadere nell’inganno dei prodotti stranieri spacciati per nazionali, è sempre importante verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica. La parola “Italia” deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della UE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della UE”, mentre se si tratta di un mix si deve trovare scritto “miscela di mieli originari e non originari della UE”.